GRADO
Itinerario Artistico-Culturale
Grado antica è tuttora viva nel suo cuore nobile, nei suoi più illustri edifici sacri, stupendamente conservati. Su tutto l' ambiente spicca il prezioso trittico paleocristiano di S. Maria delle Grazie, del Battistero e di S. Eufemia. Queste tre basiliche sono edifici d' altissimo significato: essi documentano meravigliosamente, con la loro diversità, il perdurare d' una cultura formale paleocristiana.
Appaiono lucida testimonianza della fervida volontà d' arte e d' alto livello culturale che qualificano e sostanziavano l' attività artistico - artigianale aquileiese emigrata a Grado.
La grande basilica di Sant'Eufemia troneggia alta e luminosa, è documentato vivo, specie nel mosaico, vissuto e calpestato fino ad oggi, grazie anche ad un sapiente restauro e testimonianza d' una partecipazione, d' un ritrovarsi in comunità.
Questa basilica era il luogo dove i pescatori e gli artigiani si sublimavano, si riscattavano, partecipavano ad una vita culturale, ad una cultura che continuava, cresceva e si rinnovava.
La basilica, dapprima dedicata ai Santi Ermacora e Fortunato, era detta "nuova" dopo il rinnovo dl patriarca Elia: in realtà essa non poteva dirsi una basilica del tutto nuova, perchè egli aveva completato un edificio che già esisteva, almeno nel perimetro, da quando il vescovo Niceta, un secolo prima, aveva dato inizio ad una grande basilica, necessaria per la nuova comunità aquileiese rifugiatasi a Grado.
Sotto la nuova pavimentazione si nascondevano una basilica molto più piccola e più antica, oggi parzialmente visibile attraverso due botole aperte nel pavimento.
L' interno della basilica è suddiviso in tre navate da colonne risalenti in parte all' epoca romana ed in parte costruite appositamente per la basilica: l' acquasantiera è stata ricavata da un capitello corinzio del I secolo d.C.
L' altare è ornato da una grande pala d' argento dorato, donata dal patrizio veneziano Donato Mazzalorsa nel 1372: lo dice l' epigrafe in smalto, nella parte inferiore, con gli stemmi di Grado, di Venezia, della casa Contarini e dei Mazzalorsa.
Ad oriente della basilica di Sant'Eufemia si sviluppa il Lapidario.
Un lungo portico in cui sono state sistemate epigrafi e sculture venute alla luce a Grado nei lunghi lavori che interessarono gli edifici principali nei decenni fra il 1920 - e il 1950.
Le epigrafi sono raccolte in senso cronologico, passando dal primo secolo a.C. al quarto o anche al quinto secolo d.C.
Verso l' esterno sono collocati due capitelli dl quinto e terzo secolo. Oltre a varie sculture spiccano due fronti di sarcofago.
Segue una ricca rassegna di rilievi paleocristiani risalenti il quarto - sesto secolo e altomedievali dell' età carolingia. Tra gli altri frammenti sono degni di grande attenzione, per l' importanza eccezionale che rivestono per Grado ma anche per Venezia, i quattro frammenti d' architrave che testimoniano le opere di abbellimento nella cappella di San Marco, della basilica di Sant'Eufemia, che conserva preziosi marmi d' età paleocristiana ed altomedievale.
Percorrendo un vialetto lastricato si può raggiungere il Battistero.
Lungo questo passaggio sono allineate a destra alcune epigrafi recuperate dal mare, mentre a sinistra sono schierati tre sarcofaghi del secondo - terzo secolo tratti dal sottosuolo gradese nel 1860. L' interno del Battistero offre una struttura molto semplice a pianta ottogonale; il fonte ha forma esagonale, secondo una consuetudine o norma aquileiese.
Accanto alla basilica di Sant'Eufemia, la basilica di Santa Maria delle Grazie rappresenta l' altra faccia della cultura aquileiese.
Ristrutturata durante il patriarcato di Elia, fine del secolo sesto, si presenta con una facciata in mattoni e pietra squadrate e delle tre porte originarie, che appaiono all' altezza del pavimento più tardo, rimane praticamente quella centrale coronata, come le altre, da lunette.
L' interno diviso in tre navate da colonne risalenti i tempi della ristrutturazione, e conserva nella navata di destra parte dell' antico mosaico pavimentale.
In piazza Biagio Marin sono visibili i resti di due basiliche. Della più antica parlano ampi brani di mosaici che si inseriscono negli ornamenti della fine del secolo quarto, mentre la seconda, più larga e più lunga, aveva tre navate con otto colonne per lato; la datazione risale alla metà del secolo sesto ed è legittimata dal mosaico con un motivo a ottagoni secondo un orientamento conosciuto nelle regioni conquistate dalle truppe di Giustiniano. Più a occidente sorgeva il battistero ottogonale, simile a quello maggiore del Duomo. Probabilmente, la basilica di San Giovanni "Maggiore", cadde in abbandono dal secolo nono in poi e fu definitivamente annullata da un fortino, che fu smantellato agli inizi del Novecento.
Doverosa e suggestiva è la visita all' isola di Barbana, dove sorge il santuario di S. Maria, tradizionale meta di pellegrinaggi. Una piccola cappella ottogonale sta ad indicare dove la tradizione vuole che sorgesse la pianta nei cui rami si sarebbe impigliata la statua della Madonna recata qui dalle onde del mare. Nel lontano 1237, quando, ottenuta la liberazione da una grave pestilenza, i gradesi promisero alla Madonna di ringraziarla "in perpetuo ed uno per famiglia" nella prima domenica di luglio.
Da allora la cerimonia del "perdon" di Barbana coinvolge tutta la comunità gradese con una lunga e festosa processione di barche lungo i canali e fondali della laguna.

Grado e laguna di Grado
Inverno a Grado (Gorizia) - fotografie varie
L'inverno in una località di mare, lontanissimi dalle masse di carname a rosolare al sole, offre luci e suggestioni particolari.
Simonetta - Grado, 9 dicembre 2007














fiume Isonzo Valle Cavanata, Grado
Grado (Gorizia) - la laguna interna e la valle di Cavanata





