CROMATIANUM ......... Cenacolo culturale "Fides et Ratio"

venerdì, 25 gennaio 2008

Gorizia, Grado, Aquileia

izia

Gorizia, Grado, Aquileia

I testi sono liberamente tratti dal sito www.comunegorizia.it al quale si rimanda per ulteriori approfondimenti.

 Gorizia conta circa 37.000 abitanti; è posta a 84 m s.l.m., alla confluenza delle due naturali vie di comunicazione tra oriente e occidente, le Valli dell' Isonzo e del Vipacco, importante luogo di transito già in tempi remoti. L' Isonzo è il fiume che bagna la città riversandosi nella pianura circondata dalle dolci colline del Collio note per Ingrandisci l'immagine...la coltivazione della vite e la produzione quindi di ottimi vini.
Gorizia è riparata a nord dai monti e non risente dei freddi venti settentrionali ma, trovandosi quasi allo sbocco dei valichi prealpini e carsici, è soggetta alla bora che soffia da est. Aperta verso la pianura, anche i venti freschi e umidi provenienti da sud-ovest influenzano il suo clima piuttosto mite.

ANTICA CONTEA

Il primo cenno storico su Gorizia risale al 1001 ed è un documento in cui l'imperatore germanico Ottone III faceva dono al Patriarca di Aquileia di metà del villaggio chiamato Gorizia. La posizione strategica di quella villa crebbe rapidamente di importanza e ne favorì lo sviluppo consigliando la rapida fortificazione del colle da cui si domina la piana dell'Isonzo, colle sul quale sorge il maestoso Castello, monumento simbolo detta città. Dopo la famiglia degli Eppenstein, la città e un sempre più vasto territorio circostante che copriva l'arco alpino orientale fu sottoposta al dominio dei Conti di Gorizia e del Tirolo, nobili che nel XIII secolo avevano scelto il Castello di Bruck presso la città di Lienz quale loro residenza.


La figura più affascinante tra i principi tedeschi fu Enrico II: alle sue ambizioni servì senz'altro il matrimonio con Beatrice, figlia del signore di Treviso Gherardo da Camino. Enrico Il coltivò un disegno di organica espansione della contea verso ovest: dopo diverse vittoriose battaglie il Conte divenne anche Signore di Treviso e Conegliano facendo della Contea di Gorizia una potenza regionale dalle originali caratteristiche alpino-mediterranee.

Dopo la misteriosa morte di Enrico avvenuta durante un banchetto, la Contea entrò in una fase di lento e inarrestabile declino: fu Leonardo l'ultimo Conte, quel Leonardo che nel 1478 aveva sposato Paola Gonzaga ma che non ebbe eredi estinguendo così la casata dei Conti di Gorizia. Era il 1500: il territorio passò poi sotto il dominio diretto degli Asburgo, avviando una lotta tra gli imperatori d'Austria e Venezia che sarebbe durata per secoli. Un'entità politico-amministrativa che era durata cinquecento anni spariva dalla carta geografica: restavano memorie e testimonianze di un potere che era servito da trait d'union per quattro secoli tra il mondo adriatico e quello alpino, la Pianura Padana e l'area danubiana.

Gorizia, città mitteleuropea

La città sorge in una conca a piedi delle Prealpi Giulie, aperta ad ovest dove si congiunge con la pianura friulana: le fanno cornice le alture del Sabotino, del Montesanto e del San Gabriele, il Calvario e il Colle d'Oslavia, il San Marco e il Carso: nomi che rimandano alle sanguinose battaglie della Prima Guerra che videro Gorizia riunificata all'Italia nel 1918.
La città è stata storicamente segnata dal secondo conflitto mondiale che ne ha ridefinito l'estensione a 41 Kmq tagliando in due l'agglomerato urbano. Oggi la città per quel confine e per la sua posizione è il naturale centro di nuovi sistemi geopolitici che guardano ai Paesi dell'Est, ad altre culture e nuovi mercati. Gorizia è del resto una città che ha sempre visto convivere numerose comunità che hanno lasciato tracce evidenti nell'arte, nell'architettura, nella letteratura, nella musica. Città cosmopolita, Gorizia è stata nei secoli punto d'incontro tra la cultura italiana, slava e germanica.

Il castello, simbolo della città

Ricco di fascino, il Castello sorge tra le mura dell'antico borgo, quello che le fonti medievali citano come terra superiore, in cui si svolgevano le funzioni amministrative e giudiziarie della Contea. Il maniero che oggi è possibile visitare cambiò più volte aspetto nel corso della sua lunga storia: durante la Prima Guerra mondiale fu semidistrutto e ricostruito negli Anni Trenta tenendo conto di antiche documentazioni ed elementi architettonici medievali, restituendo così all'edificio la pianta pentagonale e l'aspetto complessivo che lo caratterizzavano nel XVI secolo.
Il cuore del Castello è la bella Corte dei Lanzi, nella quale rimangono ancora evidenti le fondamenta dell'alta torre centrale che fu demolita nel corso del Cinquecento perché troppo vulnerabile alle artiglierie. Da qui sono visibili il duecentesco Palazzetto dei Conti e il Palazzo degli Stati Provinciali risalente al XV secolo mentre del XVI-XVII secolo è il cosiddetto Palazzetto Veneto che raccorda i due corpi principali.
Ingrandisci l'immagine...I Lanzi, ovvero le guardie armate, prestavano servizio proprio nel punto in cui il cortile si restringe, a settentrione accanto alla Porta detta di Salcano.
Il Castello di Gorizia si presenta quale affascinante dimora di principi: al piano terra trovano posto la piccola sala da pranzo e la cucina arredate con tavoli e credenze d'epoca completi di stoviglie tardomedievali; caratteristico il focolare con i tipici elementi in ferro battuto. Sempre al piano terra il suggestivo ambiente delle Carceri. Al piano nobile si trovano la Sala del Conte, oggi adibita a convegni ed incontri e il Salone degli Stati Provinciali, certamente il più suggestivo ambiente del Castello. Questa grande sala, sulla quale si affaccia un grazioso ballatoio in legno e che conserva ancora tracce di preziosi affreschi e uno spettacolare soffitto a cassettoni, ospita importanti mostre temporanee.
Al secondo piano del Palazzetto dei Conti, oltre alla raccolta cappella palatina dedicata a San Bartolomeo nella quale sono conservate importanti tele di scuola veneta e tracce di affreschi cinquecenteschi, si trova il cosiddetto Granaio, interessante sala didattica di questo Museo del medioevo goriziano completa di modernissime stazioni multimediali interattive. E' percorrendo il Cammino di Ronda che si può ammirare un panorama unico per la sua bellezza.

Dal Borgo Castello alle vie cittadine: un itinerario di visita

All'interno del Borgo sorge la trecentesca chiesetta di Santo Spirito e nelle vicinanze il bell'edificio seicentesco dei conti Formentini ora, assieme alle case Donrberg e Tasso, sede dei Musei Provinciali che presentano ricche collezioni artistiche e l'interessante Museo della Guerra, con le testimonianze del primo conflitto mondiale. Uscendo dal borgo, si trova il Duomo di Gorizia che come molte altre chiese della città e dei dintorni è andato in gran parte distrutto nella guerra 1915-18, poi ricostruito mantenendo la forma originaria. La chiesa primitiva fu ampliata e ricostruita nel 1682: nella decorazione barocca di splendidi stucchi, nella distribuzione degli spazi e negli stessi arredi sacri è evidente un'impronta artistica nordica. Perduti gli affreschi di Giulio Quaglio rimangono i ricchi altari settecenteschi di Giovanni e Leonardo Pacassi nonché preziose pale d'altare. In fondo alla navata una cappella gotica originariamente dedicata a San Acazio è annessa al Duomo.


La chiesa più importante detta città è però Sant'Ignazio: la sua facciata, caratterizzata dai campanili a cipolla tipici delle chiese del centroeuropa, è splendido fondale della piazza Vittoria. La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1654 per volere dei Padri Gesuiti; l'interno è a navata unica sulla quale si affacciano le cappelle laterali. Preziosi lavori scultorei sono gli altari e, da notare nel presbiterio, il grande affresco con la Gloria di Sant' Ignazio dipinto da Christoph Tausch nel 1721.


Risalendo la via Carducci, antica via dei Signori, si giunge in piazza De Amicis dove si trova uno dei palazzi più sfarzosi del capoluogo isontino, il Palazzo Attems Petzenstein costruito su progetto di quel Nicolò Pacassi che aveva costruito per Maria Teresa d'Austria l'imperiale residenza viennese di Schonbrunn. Lo stesso Pacassi è autore dello splendido scalone di un altro importante palazzo signorile cittadino che oggi ospita il Comune. La Sinagoga, oggi Museo didattico de "La piccola Gerusalemme sull'Isonzo", è il cuore dell'antico ghetto goriziano, luogo che ospitava una comunità ebraica che, all'inizio del secolo, aveva in Carl Michelstaedter il suo più importante filosofo e poeta.


Molte altre chiese e palazzi goriziani sono degni di nota: dalla chiesa di San Rocco a quella dei Cappuccini.Dal palazzo Cobenzl (oggi sede dell'Arcivescovado) alla dimora dei conti Lantieri che ospitò papi ed imperatori; e ancora un vero gioiello cittadino: il Palazzo Coronini Cronberg sede dell'omonima Fondazione, aperto al pubblico a mostrare i preziosi tesori raccolti dalla nobile casata goriziana.


Ma Gorizia crebbe e sviluppò significativamente nel secondo Ottocento quando per il clima mite e per il suo connaturarsi quale stazione di soggiorno per i funzionari austriaci diventò "la Nizza austriaca". Molte le ville in stile eclettico che si affacciano sui corsi Italia e Verdi, splendidi e curati i giardini privati e pubblici di una città che ha saputo mantenere la sua caratteristica di città giardino.

Arte, artigianato, cinema, teatro, musica, enogastronomia

Fitto il calendario delle manifestazioni che si svolgono a Gorizia durante l'anno. Ogni domenica del mese, uno degli angoli più suggestivi della città, piazza Tommaseo, si anima grazie al mercatino dell'antiquariato denominato '"La soffitta in Piazzutta". Il Carnevale vivacizza le vie cittadine con spettacoli di strada, corsi mascherati e balli per bambini. Da giugno a settembreIngrandisci l'immagine... si svolge la rassegna "Gorizia Armonica", contenitore di diversi eventi espositivi che si svolgono nella splendida cornice del Castello, di momenti musicali quali gli appuntamenti con la musica medievale, la rassegna di musica etnica "Folkest", i concerti di musica classica di "Gorizia Galante" a cura dell'istituto musicale Fondazione  "Città di Gorizia", il Concorso internazionale di canto cameristico per voce sola "Seghizzi" e quello di violino "Lipizer".


Tra giugno e luglio il Teatro Tenda del Castello ospita il Festival di teatro amatoriale e, a seguire, la rassegna cinematografica "Premio Sergio Amidei" dedicata alla sceneggiatura. Gorizia propone a settembre il "Puppet festival", festival di teatro d'animazione e di figura e il Festival mondiale del folklore che porta in città gruppi folcloristici e musicali provenienti da tutto il mondo.
La fine dell'anno è animata dagli appuntamenti del "Dicembre goriziano": quelli musicali con concerti nelle più caratteristiche chiese cittadine; quelli teatrali dei "Delitti in Osteria" manifestazione itinerante nelle osterie e locande goriziane; con i mercatini di Natale e la storica fiera di Sant' Andrea.
E' la riscoperta dette tradizioni culinarie l'obiettivo dell'iniziativa "Gorizia a tavola" che riunisce e presenta i ristoranti, le trattorie e le osterie tipiche cittadine che offrono specialità locali. Gorizia possiede un tesoro di ricettari antichi che permettono di riproporre pietanze tipiche che uniscono in un insieme di grande originalità sapori e gusti della cucina friulana, slovena, austriaca.
Una cucina che si sposa con i vini delle zone Doc della provincia isontina, del Collio goriziano, dell'Isonzo, del Carso la cui fama e prestigio sono consolidati in tutto il mondo.

Grado

testi liberamente tratti da www.isoladelsole.it e www.grado.it

L’isola di Grado e la sua laguna costituiscono una realtà paesaggistica, artistica, storica e antropologica – culturale quindi nella più ampia accezione del termine – originale e autonoma nell’ambito del Friuli Venezia Giulia e della stessa provincia di Gorizia.
Complesse e lontane infatti sono le sue vicende storiche, che si intrecciano con quelle di Aquileia sin da prima delle invasioni barbariche e attraverso una plurisecolare e dura lotta per la supremazia tra il Patriarcato gradese e quello aquileiese, proseguono a margine della storia della Serenissima Repubblica di Venezia e, alla scomparsa da questa (1797), dopo la meteora napoleonica, si innestano in quelle dell’asburgica Principesca Contea di Gorizia e Gradisca, per divenire, con la dissoluzione dell’impero d’Austria per l’esito della prima guerra mondiale, parte integrante e definitiva della più recente storia d’Italia.
Sull’isola è ancora ben presente il segno del passato e particolarmente significative e importanti sono le testimonianze di quello più lontano compreso tra il 452 d.c., quando le popolazioni aquileiesi si rifugiarono a Grado al seguito del vescovo Secondo, lasciandosi alle spalle la laguna e Aquileia devastata e distrutta dagli Unni di Attila, e il 1451 allorchè con propria bolla il papa Nicolò V trasferì il titolo patriarcale da grado alla sede vescovile veneziana di Castello, retta da Lorenzo Giustiniani, che fu quindi il primo patriarca di Venezia.Si tratta del millennio più importante, sofferto e prestigioso della storia di Grado, che dopo la perdita della sede patriarcale si rinchiuse in un dignitoso isolamento e visse sostanzialmente fuori dalla storia della pur grande realtà statuale cui apparteneva; la Repubblica di Venezia.
Governata da un Conte che la Serenissima inviava scegliendolo tra le famiglie nobili, la comunità gradese, ormai costretta in un piccolo borgo di pescatori, non accettò tuttavia la totale subordinazione e creò non pochi problemi a chi aveva il compito di guidarla e controllarla.

Il temperamento fiero dei suoi abitanti, che ancor oggi persiste, trovava e trova origine nella coscienza di un passato glorioso e dei torti sin da allora subiti, in una forte identificazione comunitaria sostenuta da una istintiva religiosità, da una straordinaria coralità nel canto anche a mille voci, da una marcata adesione ai valori della propria tradizione e del proprio ambiente naturale, dall’uso, corrente ed esclusivo, di un antico dialetto veneto in cui si è espresso con caparbia fedeltà uno dei più grandi poeti del Novecento italiano, Biagio Marin.
Da quell’isolamento, che certo non fu proficuo per l’acquisizione di opere d’arte e per la fabbrica di edifici prestigiosi e che tuttavia è testimoniato dall’asciutta bellezza del centro storico, Grado cominciò a uscire verso la fine dell’Ottocento quando venne scoperto il valore terapeutico delle sue sabbie e la sua più generale idoneità a divenire centro balneare. L’isola, dopo l’ingloriosa fine della Repubblica di San Marco, subì una breve e nefasta occupazione francese e venne quindi incorporata nella Principesca Contea di Gorizia e Gradisca, parte dell’impero degli Asburgo. E furono imprenditori austriaci i primi albergatori, coloro che diedero un fondamentale contributo a far nascere la Grado moderna, elegante e peculiare località termale e turistica, allora soggiorno estivo della borghesia e della nobiltà austriache, slovacche, boeme e ungheresi e oggi di un vasto pubblico internazionale.
La tragedia della Grande Guerra colpì la cittadina, vicinissima al fronte e soggetta all’alterno sviluppo delle operazioni belliche. Dopo il 1918, assieme al resto della Venezia Giulia, venne annessa all’Italia. Grado è collegata alla terraferma per mezzo di 2 ponti, uno porta verso Monfalcone, l'altro verso Aquleia. Tuttavia è sempre isola, perché unica e inimitabile, come i suoi diecimila abitanti.
E poi a Grado non possono certo bastare due bretelle di cemento per cancellare secoli di storia e quell’ineguagliabile bellezza che la circonda e ne costituisce ad un tempo il vasto polmone naturale e il punto di riferimento, fisico e affettivo, delle più salde consuetudini di vita quotidiana: la laguna, una delle poche lagune "vive" d’Europa ricca di fauna e flora particolari e di piccole isole su cui sorgono originali costruzioni di canne e fango, i casuni, in un tempo non lontano uniche abitazioni dei pescatori. Accanto a questi isolotti ve ne sono di maggiori e su tutti emerge l’isola di Barbana, sede di un antico santuario e cara alla fede dei gradesi che, secondo la tradizione, oltre 750 anni or sono fecero voto di andarci in pellegrinaggio ogni anno, la prima domenica di luglio. E puntualmente il voto viene sciolto con una suggestiva processione di barche attraverso i canali, il "Perdon".

La Laguna

"…Mare e terra si sono sposati in abbandono e levità. In ampi fondali, acque immote e distese; le contiene qualche argine giallo, che il falasco di palude qua e là ha rinverdito, qualche isolotto breve, che una macchia di tamerici rileva dal fondo, qualche velma che le alighe fanno scintillare di smeraldo; le nubi sostano, passando per rimirarsi. Pace e silenzio si dilatano con lo zufolo lieve del maestrale; un’allodola trilla chi sa dove… d

Nulla meglio delle poetiche parole di Biagio Marin, sommo cantore dell’isola, può evocare la segreta magia della laguna. Ognuno che possieda sensibilità per ciò che è intimamente bello non potrà che restare stregato da questo fantastico mondo terracqueo capace di restituire emozioni e sentimenti soffocati dalle nevrosi della civiltà industrializzata. Qui è quasi tutto com’era nella notte dei tempi.i G

Sporadici capanni coperti di paglia - i famosi "casoni" – danno rifugio agli ultimi pescatori di laguna e agli innamorati del silenzio. Le grandi valli da pesca perpetuano la golosità degli antichi Romani, rifornendo di appetitose orate e branzini le mense dei moderni buongustai. Domina ovunque la natura, e ad essa sembrano inchinarsi anche i segni lasciati dalla millenaria presenza dell’uomo.

 

 

 

 

 

 

E’ eccitante riscoprirli, uno ad uno, i simboli del nostro passato, nascosti nell’evanescente arcipelago di barene e isolotti: S. Giuliano, S. Pietro, S. Andrea, Anfora, Gorgo… nomi che ci parlano di chiese, monasteri e ville gentilizie inghiottite dall’acqua e dal mistero. Svetta ancora tra gli olmi secolari il campanile di Barbana, l’antichissimo santuario mariano cui si lega la devozione dei Gradesi, in un patto di riconoscenza che sin dal 1237 trova annuale espressione la prima domenica di luglio, nella suggestiva processione votiva del "Perdòn".

L'isola di Barbana

Dei culti antichi, di cui si parla in tanti documenti, vive soltanto quello legato al Santuario di Barbana, officiato nell'antichita' dai frati benedettini ed in successione dai francescani. Le sue origini ancor oggi rimangono incerte, intrecciate come sono con racconti leggendari. Il monastero di S.Maria nell'isola di Barbana è noto fin dagli anni attorno al 730, ma probabilmente è molto più antico. Si sconosce la forma della basilica che la tradizione la attribuisce ad un'iniziativa del patriarca Elia, dopo alcuni fatti accaduti ed a un'apparizione in sogno. Non è detto che le due colonne ed i capitelli corinzi, che si possono attribuire al sesto sec., facessero necessariamente parte dell'edificio, in quanto potrebbero essere state trasportate nell'isola in un secondo momento. La basilica che era almeno altomedioevale, fu trasformata all'incirca tra la fine del 500 e gli inizi del 600 per poi essere rimodificata nel 1732. L'attuale edificio è completamente ricostruito, opera iniziata nel 1911 e terminata nel 1924 e presenta caratteristiche di stile eclettico tendenti a forme romaniche con uso di elementi decorativi a cui si innestano numerosi ex-voto.


Il presbiterio, sormontato dall'alta cupola, affrescata con la storia del santuario, si conclude verso il fondo con l'altar maggiore ( inizi del settecento ). Piacevole il rilievo con la veduta di Grado e Barbana nella laguna, che riveste la parte inferiore dell'altare. La statua della Madonna, benchè rimodernata, svela un'impianto del tardo 400, con sorprendenti richiami.

 L'altare di destra, dedicato a S.Antonio da Padova (1749) e quello di sinistra, dedicato a S. Francesco d'Assisi (1763) svelano la fattura di botteghe veneziane. Nella sacristia si conserva un'antependio seicentesco in cuoio con impressioni in oro e sopra la porta, un' importante rilievo con una scena che viene interpretata come una parabola del fico sterile, è più probabile che vi sia raffigurato Cristo che parla ai due discepoli di Emmaus, i quali forse accennano alla pietra tombale rovescia dopo la resurrezione. Questa lastra fa parte di una rara serie di cinque rilievi conservati ad Aquileia e Udine che rappresentano un indirizzo figurativo in un panorama culturale dominato dalla decorazione a intreccio, come si può riscontrare anche a Grado in alcune lastre raccolte nella "trichora" ; è possibile che questa lastra scolpita, che poteva essere un paliotto d'altare, possa risalire al sec. nono e provenga da Aquileia.

 

 

Passando attraverso il transetto del santuario si può raggiungere il campanile, ai lati della porta due colonne in marmo greco sono sormontate da due capitelli corinzi, caratterizzati da due foglie che fasciano strettamente il nucleo e che presentano profili molto seghettati. Una cappella ottagonale, costruita nel 1858, indica il punto in cui la tradizione vorrebbe che sorgesse l'albero nei cui rami, dopo la tempesta, si sarebbe impigliata la statua della Madonna sballottata dalle onde. Gli affreschi (1860 Rocco Pitacco), ne rivestono fittamente l'interno.


Suggestiva la famosa processione al santuario, ( PERDON DE BARBANA ). La prima domenica di luglio di ogni anno la città di Grado, per sciogliere un antico voto, si reca in processione sul mare verso l'isola di Barbana. E' la festa più bella dell'estate, ove la spettacolare gioiosità delle barche imbandierate in corteo, rende evidenti la gioia e il fervore del popolo che porge l'annuale omaggio alla Beata Vergine di Barbana sua protrettrice.

Nel secolo XIII l'isola di Grado venne colpita da una gravissima epidemia pestilenziale, e la comunità era seriamente minacciata di estinzione. Allora i gradesi si rivolsero alla Madonna di Barbana chiedendo la grazia, con la promessa di recarsi annualmente nel Santuario per il solenne ringraziamento. Nacque così la processione in laguna della prima domenica di luglio, che ha luogo ininterrottamente dal 1237. Quella del 1997 è pertanto la 760^ volta che avviene questa singolare festa estiva

Aquileia

Aquileia fu fondata dai Romani come colonia militare nel 181 a.C.


Fu dapprima baluardo contro l’invasione di popoli barbari e punto di partenza per spedizioni e conquiste militari.



Grazie ad una buona rete viaria e ad un imponente porto fluviale, col tempo divenne sempre più importante per il suo commercio e per lo sviluppo di un artigianato assai raffinato (vetri, ambre, fictilia, gemme…).

Raggiunse il suo apice sotto il dominio di Cesare Augusto (27 a.C. – 14 d.C.) divenendo capitale della X Regio “Venetia et Histria” ed accelerando quel processo che ne avrebbe fatto una delle più importanti metropoli dell’Impero Romano.

Durate i secoli successivi, guerre interne, scorrerie o rappresaglie esterne e rapide incursioni minacciarono la città che, coinvolta nella più ampia crisi dell’Impero, iniziò lentamente ad acquistare un volto nuovo divenendo, con l’arrivo del cristianesimo, centro di irradiazione missionaria e di organizzazione ecclesiastica.

 

testi liberamente tratti da www.aquileia.net e da www.aquileia.it

 

 

Chiese e Monumenti di Gorizia e dintorniInformazioni Generali
 
Il Monumento più importante della zona è senz' altro il Castello di Gorizia.
A tale monumento è dedicata una apposita pagina....
 
Informazioni sul Castello di Gorizia
Il Castello di Gorizia
 
Analogamente, dedichiamo una apposita pagina al Sacrario Militare di Oslavia.

 
Oltre che simbolo della citta' ed imponente punto di riferimento
per tutto il comprensorio, il Castello è un Museo del Folklore, una Pinacoteca
e la sede di Innumerevoli attività Culturali.
 
Muri e Torrioni Interni
Muri e Torrioni Interni
 

 

Il Sacrario Militare di Oslavia
 

Il Duomo Ufficiale di Gorizia.
Soppiantato nell' uso dalla Chiesa di Sant' Ignazio.
 

Il Duomo di Gorizia


Il Duomo di Gorizia
 
 

Chiesa di Sant' Ignazio

Chiesa di Sant' Ignazio


Benché non sia il Duomo di Gorizia, la Chiesa di Sant' Ignazio, sulla centralissima Piazza Vittoria, è la Chiesa più conosciuta e frequentata.

   Dalla scenografica facciata, in piazza della Vittoria, già piazza Grande, dove fa bella mostra di sé la Fontana del Nettuno eseguita prima del 1756 dal padovano Marco Chiereghin su progetto di Nicolò Pacassi.
     La costruzione della chiesa ebbe inizio nel 1654, ad opera dei Gesuiti giunti nella città una quarantina d'anni prima. Officiato già nel 1680, l'edificio era tuttavia privo della facciata che venne eseguita intorno al 1721-23 su progetto dell'austriaco Christoph Tausch (1673-1731), gesuita ed allievo di Andrea Pozzo, il quale innestò felicemente gli elementi del barocco austriaco su una struttura di chiara derivazione italiana, in particolare romana.
La facciata, che si svolge su tre piani, ha un bello slancio verticale ed è affiancata da due torri campanarie cui conferisce una insolita nota la copertura di rame in forma di cipolla. L'interno, privo di transetto, con abside tronca, è a navata unica arricchita da tre cappelle per lato, sopra le quali corre una galleria.
     Nel presbiterio altare costruito nel 1716 da Pasquale Lazzarini (con statue dei Ss. Luigi Gonzaga, Francesco Saverio, Francesco Borgia e Stanislao Kotska). Dietro l'altare si staglia il grande affresco con la Gloria di S. Ignazio (danneggiato dalla guerra) che il Tausch dipinse nel 1721, aderendo all'enfasi barocca di derivazione romana negli stupefacenti effetti scenografici, pur con qualche carenza nell'impostazione prospettica. Ai lati episodi della vita di S. Ignazio, dipinti da Eugenio Moretti Larese nel 1863.
     Gli affreschi della volta, ottocenteschi, sono dell'udinese Lorenzo Bianchini. Gli altari hanno pale di Clemente Delneri (S. Francesco Saverio, 1920), Franz Lichtenreiter (1764, Deposizione), Raffaele Pich (S. Barbara, 1861), pittori goriziani, o di ignoti autori (Ss. Raffaele e Tobiolo, secolo XVIII; Transito di S. Giuseppe, secolo XVI; Immacolata, 1736).
 


Chiesetta di Santo Spirito


Chiesetta di Santo Spirito


 Sacrario Militare di Oslavia
 
Il Sacrario Militare di Oslavia e' un Monumento ai Caduti ed ospita le spoglie di molte migliaia di caduti della Guerra Mondiale.
 
 

La Scalinata che conduce al Sacrario


La Scalinata che conduce al Sacrario
 
Ubicato su un Colle vicino al Paese di Oslavia, a nord di Gorizia,
domina la vallata offrendo uno stupendo panorama sulla citta' e sul fiume
Isonzo .
 
San Floriano del Collio .
 

Il Paese di Begliano (San Canzian d' Isonzo) Informazioni Generali
 
 

MAPPA INTERATTIVA DELL' ISONTINOMAPPA INTERATTIVA DELL' ISONTINO
MAPPA INTERATTIVA DELL' ISONTINOMAPPA INTERATTIVA DELL' ISONTINO
 
San Canziano e' forse il piu' importante dei tre paesi che formano l' unico Comune di San Canziano-Pieris e Begliano .
 
San Canziano risulta che fosse gia' abitato e centro di fervente attivita' ancora in epoca romana.
 
Alcuni reperti romani testimoniano tuttora della sua storia piu' che millenaria.
 

La Chiesa Medioevale


La Chiesa Medioevale
 

Antiche Urne Romane


Antiche Urne Romane
 

Antiche Lapidi Romane

Antiche Lapidi Romane 

GRADO 

Immagine:Grado chiesa.jpg

 

Chiese e Monumenti di San Floriano del CollioInformazioni Generali
 
La Chiesa Parrocchiale sulla Piazza Cittadina.
 
 
Immagini di Capriva d' Isonzo: Castello di SpessaInformazioni Generali
 
Castello di Spessa
 
Il Castello di Spessa, ricostruito sul precedente maniero medioevale, famoso tra l' altro per aver ospitato Giacomo Casanova.

La Chiesa Parrocchiale


La Chiesa Parrocchiale
 
Nel centro cittadino molte case antiche, talune medioevali,
sono tuttora utilizzate e visibili e caratterizzano l' ambiente.
 
Antiche Case Paesane
Antiche Case Paesane
 
Vi sono inoltre altri edifici medioevali piu' imponenti,
come il Castello Formentini ed il Castello Tacco.
 
Castello Formentini
Castello Formentini

Chiese e Monumenti di SagradoInformazioni Generali
 
La Chiesa Parrocchiale di Sagrado, con il suo bel Sagrato,
che da' il nome al Paese stesso...
 
La Chiesa Parrocchiale
La Chiesa Parrocchiale
 
Monumento ai Caduti nella Piazza di Sagrado.
 
Monumento ai Caduti
Monumento ai Caduti
 
La Chiesa di Poggio terza Armata .
 

La Chiesa di Poggio terza Armata.


La Chiesa di Poggio terza Armata.
 
La Chiesa di San Martino del Carso , del 1925, costruita su quella precedente distrutta dalla guerra.
 

Chiesa di San Martino del Carso


Chiesa di San Martino del Carso


Sacrario Militare di RedipugliaInformazioni Generali
 
La fama di Redipuglia e' legata principalmente agli eventi bellici ed al Sacrario Militare che occupa l' intera fiancata di una collina carsica.
 

La Scalinata del Sacrario


La Scalinata del Sacrario
 
La scalinata del Sacrario (22 enormi gradini affinacati da scalinate "regolari") s' inerpica sino alla sommita' della collina, dove tre croci, una Cappella, ed un Osservatorio completano la struttura.
 
Cappella che sorge sulla sommita' del Sacrario Militare di Redipuglia.
Accoglie le poglie di innumerevoli Caduti Ignoti ed alcune statue di G. Castiglione.
 

Cappella ai Caduti Ignoti


Cappella ai Caduti Ignoti
 
Sorto in sostituzione del precedente Cimitero Militare di Sant' Elia, raccoglie le salme di piu' di centomila Caduti della Grande Guerra.
 
Le tre Croci bronzee collocate sulla sommita' del Sacrario Militare di Redipuglia.
Illuminate di notte, risultano visibili da grande distanza.
 

Vista generale del Sacrario


Vista generale del Sacrario
 
Si raggiunge da Gorizia seguendo la strada verso

L Altare interno al Sacrario


L' Altare Interno al Sacrario
 
Raccoglie le spoglie mortali di molte decine di migliaia di Soldati
Caduti combattendo in diverse guerre e sotto diverse bandiere.
 

La Cripta Sotterranea


La Cripta Sotterranea

home.htm
postato da nocentangelo alle ore 19:52 | link | commenti
categorie: gorizia grado aquileia

Chi sono

Utente: nocentangelo
DISCLAIMER - Questo blog non ha scopi di lucro, è di sola lettura ed è collegato agli altri elencati in LINKS con lo scopo di sviluppare argomenti e raccoglierli "a tema" per facilitare le ricerche al navigante. Non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità; pertanto, non può essere considerato un prodotto editoriale, ma amatoriale ai sensi della legge n.62 del 7.03.2001. Premesso che la maggior parte dei documenti presenti in internet è di dominio pubblico, buona parte del materiale presente su questo sito è stato raccolto dalla rete web ed è pubblicato a scopo pastorale in totale buona fede d'uso. Pertanto, qualora qualche autore riconoscesse proprio materiale con copyright e non volesse vederlo pubblicato su questo sito, è pregato di farlo presente direttamente all'autore del blog che provvederà immediatamente ad eliminarlo o a precisarne la fonte.

  • Contattami
  • Il mio profilo
  • Linkami

Commenti recenti

utente anonimo in Decanati Friuli

Categorie

01 radici
02 cripta arcivescovi
a san riccardo pampuri in friula
alessio ii roma ascoltaci
ambrogio ad aquileia
ambrogio per dire cromazio
apostoli e padri della chiesa
aquileia 2000 anni di storia
aquileia capitale
aquileia e i suoi santi
aquileia e il suo credo
aquileia europa
aquileia giovanni paolo ii
aquileia la sempre giovane
aquileia museo archoeologico
aquileia origini cristiane
archivio storico udine
atene roma la sapienza
atti degli apostoli
atti degli apostoli commento
bartolomeo a grado aquileia trie
beati i miti perché possederann
beato ildefonso card schuster
bertrando patriarca di aquileia
bibbia in friulano
cattedrali della croazia
centrum latinitatis europae
cervignano del friuli
chiesa di gerusalemme
chiesa in istria e zara
cividale del friuli
comitato nazionale 16 centenario
controriforma in istria
convegno scientifico
croazia
cromazio antologia scritti
cromazio catechesi liturgica
cromazio e benedetto xvi
cromazio hospitalitas fatebenefr
cromazio il vescovo
cromazio la grande notte serm16
cromazio liturgo-catechista
cromazio oggi
cromazio pastore e maestro
cromazio sermoni
cromazio uomo pastore interprete
cromazio vescovo
cromazio vola in vietnam
cultura cattolica - card giacomo
decanati friuli
dio ha sete o sete di dio
diocesi di capodistria
diocesi di concoprdia-pordenone
diocesi di gorizia
diocesi di gunk klagenfurt
diocesi di trieste
diocesi di udine
ecumenismo 1
ecumenismo 2 benedetto xvii
fatebenefratelli a gorizia
fermenti nella chiesa di cromazi
festa del patriarcato 12 luglio
fides ratio et amor
forum julii - brixia
friuli ed i pontefici
friuli felice riscoperta
friuli venezia giulia storia mor
giovanni iv papa dalmata
girolamo e rufino litiganti
giuseppe secondo
gorizia contesto storico città
gorizia grado aquileia
gorizia nova gorica
gradisca
grado
grado e biagio marin
invito dei vescovi al papa
isontino indice luoghi
isontino suoi santi
istituto di storia sociale e rel
istria e la sua storia
istria primo martire beato
josef mayr nusser martire
letteratura veneta nei secoli
lingue e popoli slavi
liturgia chiesa ortodossa
marcello labor parroco di san gi
maria teresa degli asburgo
martiri pietre vive
martirio testimonianza
milano dal 300 al 500
minoranze etniche
missale aquileyensis ecclesie 15
monte atos pentecoste
mosaico e significato
musica aquileiese
notiziario anno cromaziano
organi istriani
ortodossia 1
ortodossia 2
ortodossia 3
ortodossia 4 le diversità
ortodossia 5 esicasmo preghjera
ortodossia 6 le 99 differenze tr
otodossia i concili ecumenici
paolino da aquileia
papa ratzinger blog
papi alla croazia
paradigma di aquilei
patriarcato di antiochia cronolo
patriarcato di aquileia
patriarcato di grado
patriarcato territorio patriarca
patrologia
pietro bonomo vescovo
pietro bonomo vescovo 1458-1546
pillon - gorizia da origini a
pre antoni beline
pre checo placerean
primož trubar
pubblicazioni e contributi
pueri cantores a congresso
ratzingher1 visione del mondo
renzo tubaro rizzolo di reana de
rito patriarchino
rufino di aquileia e il simbolo
s alberto ii
s chiesa cattolica
s riforma protestante
s sacro romano impero germanico
san canzian di isonzo
san giorgio di nogaro
san giovanni crisostomo
san giuseppe nei padri della chi
san paolo - rinaldo fabris
san riccardo pampuri in friuli
santi ermagora e fortunato
santuario di barbana
santuario di castelmonte
santuario monte lussari
scisma tricapitolino
secoli letteratura veneta
seminari redemptoris mater
seminario interdiocesano san cro
slovenia
slovenia - santuari mariani
slovenia euro
stefano patrono di concordia
sui sentieri dello spirito
tamaro susanna - vi racconto
tarcento settimane internazional
tonino bello vescovo del vangelo
trieste aquileia
udine
una voce delle venezie
veglia come notte dei prodigi
video amatoriali friuli
vlahi i romeni alle porte
zpz

Partecipano

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte