CAPODISTRIA

Nella storia
Nel '500 Capodistria, è una delle città istriane che avevano accettato la protezione di Venezia, quando il marchesato d'Istria era stato devoluto al Patriarca d'Aquileia ed era divenuto un mero nome.
Nel 1797, col Trattato di Campoformido viene ceduta da Napoleone all'Austria.
Compare ora il nome di Capo d'Istria, ora quello di Capodistria (più recente).
Nel 1805, con la Pace di Presburgo, è inclusa nelle Provincie Illiriche del Regno d'Italia di Napoleone.
Nel 1813, con la caduta di Napoleone, passa di nuovo all'Austria.
Nel 1918, con la sconfitta dell'Austria nella prima guerra mondiale passa al Regno d'Italia.
Nel 1945 viene occupata dall'Armata popolare di liberazione jugoslava, entra a far parte della zona B del Territorio Libero di Trieste, sotto governo militare, col nome di Koper; tra il 1945 e il 1953 il 90% della popolazione italiana (circa 8000 persone) lascia la propria città, optando per la cittadinanza italiana.
Con il Memorandum di Londra del 1953 cessa di esistere il T.L.T., la sovranità passa alle autorità civili jugoslave.
Nel 1991, con la Secessione delle Repubbliche jugoslave, entra a far parte della Repubblica di Slovenia.


Porta dei Muda, 1516
Capodistria nasce da un antico insediamento costruito su un isola nella parte sud-orientale della Baia omonima, nell'Adriatico settentrionale. All'epoca dell'Antica Grecia la città era conosciuta col nome di Aegida, successivamente divenne nota coi nomi latini di Capris, Caprea, Capre o Caprista, dai quali deriva il moderno nome italiano e sloveno.
Divenne bizantina attorno alla metà del VI secolo. Nel 568, i cittadini romani della vicina Tergeste (l'odierna Trieste) fuggirono a Capodistria a causa di un invasione dei Longobardi. In onore dell'imperatore romano d'Oriente Giustiniano II, Capodistria venne ribattezzata Giustinopoli. Tale nome restò in uso (accanto a quello romano di Capris) almeno fino alla seconda metà del X secolo. Nel 788 o 789 la città passò sotto il dominio dei Franchi.
I commerci tra Capodistria e Venezia sono documentati fin dal 932. Nella guerra tra la Repubblica di Venezia e il Sacro Romano Impero, Capodistria fu al fianco di quest'ultimo, e per questo venne ricompensata con lo status di città, garantitogli nel 1035 dall'imperatore Corrado II. A partire dal 1232, Capodistria appartenne ai Patriarchi di Aquileia, e nel 1278 si unì a Venezia.
Capodistria si sviluppò sia sotto il profilo demografico che economico e assunse una posizione di sempre maggior rilievo nell'Istria veneziana. Data la sua posizione venne rinominata Caput Histriae, cui si affiancò successivamente quello di Capo d'Istria (dal quale deriva il nome autoctono italiano).
L'amministrazione austriaca, che seguì alla caduta di Venezia ed al periodo napoleonico, non la riconfermò come capoluogo istriano, che divenne dapprima Pisino e poi, in sede definitiva, Parenzo. Durante gli anni della riscoperta del sentimento nazionale Capodistria fu il punto di riferimento del movimento unitario dell'Istria. Qui infatti vi era concentrato il principale nucleo del Comitato istriano dove si riunivano i patrioti più ardenti e che, dopo il 1857, operava come sede della Società Nazionale. Capodistria può vantarsi di aver dato alla sua Madrepatria patrioti del calibro di Carlo Combi e Antonio Madonizza (tra i più importanti istriani del Risorgimento e due degli Italiani più attivi per la lotta contro l'austriaco dominatore) ma soprattutto uno dei precursori del movimento risorgimentale italiano impersonificato nella figura di Gian Rinaldo Carli che già nel 1765 pubblicava articoli prospettanti una non lontana indipendenza dell'Italia.

Il mancato e tanto sperato arrivo delle milizie italiane nel 1866 fece conseguentemente sviluppare un forte sentimento irredentista rappresentato, fra gli altri, da Tino Gavardo, Pio Riego Gambini, ma soprattutto il martire Nazario Sauro che, dopo esser fuggito nel 1915 a Venezia per arruolarsi nella Regia Marina, fu catturato dagli austriaci durante un'incursione italiana e giustiziato sul patibolo di Pola il 10 agosto 1916 (morirà gridando tre volte: "Morte all'Austria! Viva l'Italia!" dopo aver lasciato nel testamento al figlio le seguenti parole "Su questa patria giura e farai giurare ai tuoi fratelli che sarete sempre, ovunque e prima di tutto Italiani").
Ad un patriota capodistriano, il generale Vittorio Italico Zupelli, già distintosi nella Guerra italo-turca (1911-1912), fu affidato il ministero della guerra italiano durante il primo conflitto mondiale (1915-1918)
Nel novembre 1918 finita la guerra, nella quale i volontari capodistriani accorsi a combattere per la propria Patria saranno (oltre il già citato Nazario Sauro) in numero inferiore solo a Trieste e Pola, le truppe italiane che entrarono in città la trovarono festosamente imbandierata da tricolori. Ma dovranno passare ancora due anni per vederla finalmente ricongiunta, anche ufficialmente, all'Italia.
Con la fine della seconda guerra mondiale e il trattato di pace del 1947 Capodistria fu compresa nella zona B del "Territorio libero di Trieste" (TLT), amministrata dalle forze jugoslave. La popolazione italiana, eccetto una piccola minoranza, prese la via dell'esodo, ancor prima che si firmasse il Memorandum di Londra del 1954 quando già era chiaro che la città non sarebbe più ritornata alla sovranità italiana.
A partire dall'VIII secolo, forse addirittura dal VI, Capodistria fu sede vescovile. Uno dei vescovi della città fu il riformatore luterano Pier Paolo Vergerio. Nel 1828, il vescovato venne fuso con la diocesi di Trieste; si formò così la diocesi di Trieste e Capodistria. Dopo la seconda guerra mondiale la situazione cambiò. A seguito del Trattato di pace del 1947, pur restando formalmente le due diocesi unificate, il territorio che faceva parte della Zona B ebbe un Amministratore apostolico, scelto fra il clero sloveno residente in Jugoslavia. Soltanto nel 1964 l'Amministrazione apostolica fu affidata a un vescovo, nella persona di Mons. Janez Jenko. Egli era anche amministratore apostolico della parte dell'Arcidiocesi di Gorizia in territorio sloveno e della diocesi di Fiume non assegnata alla Croazia. Nel 1975 fu stipulato il Trattato di Osimo, che sanciva con accordo bilaterale tra Italia e Jugoslavia la fine della zona A e della zona B. Nel 1977 la Santa Sede separò anche giuridicamente le due diocesi di Trieste e Capodistria. Però in realtà si trattava di due diocesi nuove, con nuovi confini. Alla nuova diocesi Trieste, che non coincide del tutto con la provincia, fu assegnata la parrocchia di Muggia, che era l'unica parte della diocesi di Capodistria in territorio italiano. Alla nuova diocesi di Capodistria fu assegnato il territorio sloveno della ex-zona B, la parte della diocesi di Fiume in Slovenia e il territorio sloveno dell'Arcidiocesi di Gorizia. Il nuovo vescovo di Trieste fu mons. Lorenzo Bellomi, mentre il nuovo vescovo di Capodistria fu mons. Janez Jenko, già amministratore apostolico. Così la diocesi di Capodistria coincideva con i nuovi confini politici definitivamente sanciti con il Trattato di Osimo, sebbene di fatto facesse già parte della Jugoslavia, prima dell'indipendenza slovena del 1991.
Nel 1970 iniziò a trasmettere TeleCapodistria, dopo che già nel 1949 era sorta RadioCapodistria, organo della minoranza italiana, il cui segnale è visibile in Italia, Slovenia e Croazia.
Nel 2003 vi è stata fondata l'Università del Litorale che rappresenta, assieme al prestigioso Centro di Ricerche Scientifiche di Capodistria, il terzo polo universitario della Slovenia.
In parte del territorio comunale di Capodistria vige un bilinguismo ufficiale sloveno-italiano. Il bilinguismo riguarda tutti gli ambiti della vita pubblica, compresa la toponomastica.
Sono bilingui la città di Capodistria e gli insediamenti di Ankaran/Ancarano, Barizoni/Barisoni, Bertoki/Bertocchi, Bošamarin/Bossamarino, Cerej/Cerei, Hrvatini/Crevatini, Kampel/Campel, Kolomban/Colombano, Prade/Prada, Premacan/Premanzano, Šalara/Sallara, Škocjan/San Canziano e inoltre la località di Valmarin (Albaro Vescovà di Sotto/Spodnje Škofije), corrispondenti all'area storica di insediamento della popolazione italiana.
La minoranza italiana è riunita in tre diverse comunità: la comunità degli italiani di Capodistria (940 iscritti), la comunità degli italiani di Crevatini-Ancarano (137 iscritti) e la comunità degli italiani di Bertocchi (188 iscritti).
In base a quanto indicato dall'ultimo censimento sloveno (2002) i residenti appartenenti al gruppo etnico italiano sono 712, cioè pari all' 1,6% della popolazione totale del Comune. I residenti di madrelingua italiana sono leggermente più numerosi: 1.059, ovverosia il 2,2% sul totale (prima dell'esodo ne rappresentavano circa i quattro quinti). La comunità italiana autoctona vive non pochi problemi, data la scarsa consistenza numerica e il suo lento ma inesorabile declino dovuto sia all'emigrazione che al basso tasso di natalità.
Nonostante la sua esiguità, la residua comunità italiana gode di svariate tutele tra cui il diritto di esporre la propria bandiera nei contesti pubblici, a fianco di quella slovena. Secondo la legge slovena lo status giuridico della minoranza può essere mutato solo con il consenso della stessa.
Il Consiglio Comunale ha 32 seggi, tre dei quali sono eletti direttamente dalla minoranza, mentre i restanti 29 sono nominati dal resto della popolazione. Uno dei tre vice-sindaci è inoltre designato dalla minoranza.
SAN NAZARIO DI CAPODISTRIA VESCOVO
Il culto antichissimo tributato a Capodistria per il vescovo Nazario, ha portato a formulare un’altrettanto antica tradizione, anche se non documentabile.
Essa racconta che Stefano patriarca di Aquileia, non riuscendo più a governare la troppo vasta diocesi e volendo venire incontro alle esigenze della popolazione, con l’appoggio dell’imperatore bizantino Giustino I, chiese nel 524 al papa Giovanni I di dare un vescovo proprio, alle principali città dell’Istria.
Vennero scelti sei presuli fra cui s. Nazario per la città di Capris o Egida sul golfo.
Egli nacque ad Elpidium (Boste) tra il 470 e il 480, consacrato vescovo come detto, resse la diocesi per più di 30 anni, con vera abnegazione pastorale; di lui non si sa altro, morì prima del 557 e fu sepolto nella cattedrale di S. Maria.
La minaccia delle incursioni barbariche, specie dei Longobardi, provocò l’occultamento del luogo della sepoltura, per cui se ne perse il ricordo. Esso fu poi ritrovato prodigiosamente, non si sa bene quando, forse nel 601 o nel secolo XIV; riposto sotto dei gradini di pietra entro una cassa, dove vi era una lamina di piombo con il suo nome inciso.
Da quel periodo s. Nazario divenne il patrono della città, che nel frattempo, sotto il dominio bizantino, aveva preso il nome di Giustinopoli; tanto più che molti miracoli, si erano verificati dopo l’’invenzione’ delle reliquie.
Passato sotto il dominio di Venezia, Giustinopoli prese anche il nome di Capodistria, che finì poi per prevalere; nel 1380 durante la guerra di Chioggia i Genovesi saccheggiarono la città, trafugando le reliquie di s. Nazario e di s. Alessandro.
Dopo 42 anni nel 1422, il vescovo di Capodistria Geremia Pola, ne riuscì ad ottenere la restituzione dall’arcivescovo di Genova, Pileo de Marini.
Le reliquie furono portate nella cattedrale e sistemate entro una cassa di marmo, che ancora oggi costituisce l’altare maggiore. Nella diocesi di Capodistria continua ad essere celebrato il 19 giugno.
Autore:
Antonio Borrelli
In epoca romana si chiama Capris, e fa parte della X Regio - Venetia et Histria - dal 27 a.C.
Dopo la caduta dell'Impero romano d'occidente è bizantina e si chiama Giustinopoli, è inclusa nel Patriarcato di Aquileia.
Nell'804 protesta contro le angherie del S.R.I. col Placito del Risano.
Nel 1279 è sottomessa a Venezia, si ribella nel 1348, ma viene sconfitta, in questo periodo compare il nome Caput Histriae.
Nel 1381 è occupata e saccheggiata dai Genovesi durante la Guerra di Chioggia.
Sant' Elio di Capodistria , diacono
18 Luglio
Nulla di certo si può dire sulla figura di S. Elio, il cui culto a Capodistria risale prima del Quattrocento. Forse nacque a Costabona, in di Capodistria, nella seconda metà del primo secolo; fu discepolo di S. Ermagora di Aquileia e diacono di Nazario, protovescovo di Capodistria. Morì un 18 luglio, giorno in cui è festeggiato, dopo aver edificato una chiesa in onore della Vergine. Verso la fine del Seicento le sue spoglie furono collocate sotto un altare nella cripta del coro della cattedrale di Capodistria.
Nulla di certo si può dire sulla figura di S. Elio, il cui culto a Capodistria risale prima del Quattrocento. Forse nacque a Costabona, in diocesi di Capodistria, nella seconda metà del primo secolo; fu discepolo di S. Ermagora di Aquileia e diacono di Nazario, protovescovo di Capodistria. Morì un 18 luglio, giorno in cui
è festeggiato, dopo aver edificato una chiesa in onore della Vergine. Verso la fine del Seicento le sue spoglie furono collocate sotto un altare nella cripta del coro della cattedrale di Capodistria.
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