CARITA' ARDENTISIMA,
PIENA DI FUOCO
La data di nascita di Cromazio (335-3550)si ottiene per deduzione: che al tempo del concilio di Aquileia del 381 fosse sulla quarantina e che durante il primosoggiorno di Rufin ad Aquileia (368-373) fosse già prete.
Una ricca documentazione letteraria ci ragguaglia inorno all'ambiente familiare ed ecclesiale in cui si è formato. Gerolamo che ha sperimentato la sua carità ospitale, gli scrive dal deserto di Calcide per evidenziare l'ideale evangelico che ispirava la sua famiglia così gli scrive: "Vostra madre, pari a voi nella santità, vi è superiore perché ha avuto il merito di generare tali figli; il suo seno si può veramente dire che è d'oro...Tutti ammiriamo le vostre sorelle, che hanno trionfato sulla deblezza del sesso e sulla vanità del mondo; esse attendono l'arrivo dello sposo con un'aìbbondante provvista di olio. O casa fortunata, dove abita la vedova Anna, le vergini profetesse, e un che come Samuele è nurito nel tempio! O felice dimora, dove ammiriamo una madre ornata con le corone dei martiri Maccabei!" (Rufino, Apologia, 1,4)
Ma il suo profilo spirituale lo traccia Giovanni Crisostomo in na lettera scrittagli dall'esilio: "La tromba squillante della tua carità ardente e schietta è risuonata fino a noi, diffondendo l'eco di grandi imprese a tanta distanza e raggiungendo i confini del mondo. Anche noi, pur se così lontani, conosciamo, al pari di chi sta vicino, la tua carità ardentissima e piena di fuoco, la tua parola franca, la tua inflessibilità adamantina".
Dei suoi numerosi scritti pastorali poco si è conservato. Ma "l'amore ardente e schietto" è anche alla base della sua predicazione, come lo dimostrano i sermoni liturgici che ci sono pervenuti. Egli si schiera dalla parte dei poveri che "si lamentano per la mancanza di aiuto e per il bisogno". E, se un rimprovero meritano i suoi fedeli, è proprio questo: "non fanno elemosine" (S. 3,1)
Da lui visuta, la sua grande aspirazione è quella di di veder ripetersi anche ad Aquileia l'esperienza della comunità primitiva di Gerusalemme di cui si parla in Atti 4,32. Mentre ne parla ai suoi fedeli, trapela la delusione per la mancata piena attuazione:
"La vostra carità ha ascoltato quale fosse la carità e l'unanimità di coloro che credevano ai tempi degli apostoli. "Avevano tutti n'anima sola e u cuore solo e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma avevano tutto in comune" Così piacevano a Dio perché conducevano un tale genere di vita..."
La conclusione cui giunge è questa: "Perciò dobbiamo soccorrere i fratelli e i poveri che sono nelle ristrettezze perché abbiamo un solo Padre e unsolo Signore unigenito Figlio di Dio e un solo Spirito Santo e una sola è la grazia del battesimo, in virtù della quale nasciamo di nuovo alla vita eterna di Dio" (S. 31,4)
Cromazio non è teologo di professione, ma vescovo nel senso etimologico dela Parola: "occhio che illumina tutto il corpo, la chiesa" (S.6,2). Ma nei sermoni gli element teologici non mancano e al popolo affidato alle se cure trasmette fedelmente la tradizione.
In perfetta sintonia con il concilio di Nicea (324)è la sua dottrina cristologica. Gli attributi cristologici li deriva sia dai libri del nuovo Testamento che dai testi veterotestamentari ma anche da aspetti della vita quotidiana. Qui possiamo solo elencarli:
Anche lo Spirito Santo è affrontato da Cromazio più in chiave esistenziale che teologica e le immagini cui fa ricorso sono molto suggestive:
Per parlare del istero della Chiesa egli fa ricorso ad una ricca simbologia: