CROMATIANUM ......... Cenacolo culturale "Fides et Ratio"

lunedì, 18 febbraio 2008

La Controriforma in Istria

LA CONTRORIFORMA IN ISTRIA:

il  concilio di Trento e il ruolo dei gesuiti

 


Sommario

  1. Nella prima parte del saggio, vengono messe in evidenza le difficoltà della Chiesa cattolica romana nei confronti della nuova situazione venutasi a creare in Europa dal momento in cui Martin Lutero, con le sue 95 lesi, aveva messo in discussione tutta l'impalcatura tradizionale del Cristianesimo occidentale.
  2. Ciò spiega in parte perché il papato stentò a lungo a trovare una propria linea politica d'intervento anche se la lotta contro gli errori dei riformati nel campo dottrinale, era stata già iniziata nella prima metà del '500.
  3. Tuttavia, le prime misure sono caratterizzate dalla costituzione della Sacra Congregazione dell'Inquisizione romana e dall'istituzione dell'ordine religioso dei Gesuiti.
  4. Nella seconda parte, invece, viene posta l'attenzione sul lavoro svolto nell'Istria veneta dal vescovo di Verona e visitatore apostolico, Agostino Valier, nonché da quello effettuato, nella prima metà del XVII secolo, dal Collegio e dai Gesuiti, in missione a Fiume.

 


 

di ANTONIO MICULIAN


Centro di ricerche storiche, Rovigno
CDU: 270.6+271.5(497.5Istria)"15/16'
Saggio scientifico originale
Dicembre 1999

3].

Orsola contessa Thonahausen, Fondatrice del Collegio dei Gesuiti in Fiume.

 


 

La Chiesa cattolica romana, si era resa conto che dal momento in cui l'opera iniziata da Martin Luterò in Germania e, conseguentemente dilagata in tutti gli stati dell'Europa centro-meridionale aveva messo in discussione l'impalcatura tradizionale del Cristianesimo, ed aveva iniziato una lotta accanita contro gli errori dei riformati nel campo dottrinale, sia da parte dell'autorità ecclesiastica, sia da parte dei teologi controversisti: l'Inquisizione nella Spagna e nei Paesi Bassi, in Francia e infine a Roma, come pure l'Index librorum prohibitorum, avevano cercato di arginare la diffusione degli errori luterani [1].

La necessità di una riforma era stata riconosciuta già da papa Adriano VI, che scrisse intorno ai molti vizi abominevoli praticati nella curia stessa e intorno ai mali inveterati e complessi, impossibili da nascondere, che infettavano l'intero corpo della chiesa; e lo stesso tema fu ripreso in modo più ampio e completo in un notevole documento "Consilium quorundam cardinalium de emendanda ecclesia", presentato nel 1583 a papa Paolo III [2].

In ogni caso, il papa a qualsiasi proposta di riforma da parte dei concili nazionali o di un concilio ecumenico della chiesa che potesse liberamente venire a patti con gli eretici, si opponeva inalterabilmente, in quanto, dopo l'esperienza del secolo XV, considerava i concili come malanni pericolosi, tollerabili soltanto se disposti a ricevere ordini specifici da Roma.

Inizialmente molti speravano che i gruppi della riforma cattolica e dell'evangelismo potessero mediare lo scontro sulla base delle loro istanze di riforma della chiesa e di fedeltà al vangelo. Abbastanza presto appare chiaro però che la riforma cattolica era troppo debole a causa dell'emarginazione subita dalla chiesa ufficiale e dal fatto che essa non portava avanti un progetto totale e sistematico di rinnovamento del cristianesimo, capace di ottenere larghi consensi popolari. I rappresentanti della riforma cattolica si erano rivelati aristocraticamente troppo flessibili non impostando nessuna linea di riforma liturgica, l'unica capace di coinvolgere il popolo e, nello stesso tempo, non avevano saputo cogliere l'opportunità di strappare al papato la convocazione di un concilio prima che la separazione divenisse irrimediabile. In questa prospettiva va situato l'inizio, intorno agli anni Quaranta del secolo XVI, della risposta della chiesa cattolica alla riforma protestante, considerata avversario irriducibile e minaccia mortale: la "Controriforma". Tuttavia, dobbiamo rilevare che anche i protestanti furono condizionati dall'opposizione ai cattolici, al punto che molti aspetti della controriforma - intolleranza, dogmatismo - sono presenti anche nelle chiese riformate. I cattolici tradizionali operavano per difendere un assetto secolare minacciato nella sua condizione di egemonia e di possesso; i riformati, d'altra parte, erano animati da un'intensa dinamica spirituale, da una ricerca di soluzioni nuove e coerenti con la loro riscoperta del Vangelo, da una creatività favorita dal fatto di aver rifiutato la cristianità medievale e di essere coinvolti in nuovi assetti sociali resi possibili dalla stessa rottura religiosa [

Nella prima metà del XVI secolo, la chiesa cattolica romana si rese conto che stava perdendo il controllo territoriale, culturale e spirituale di tutta l'Europa centro-meridionale e che, di conseguenza, veniva investita da una profonda crisi di identità. In pochi decenni la carta religiosa d'Europa era sostanzialmente mutata: centinaia di monasteri e conventi si erano svuotati, moltissime diocesi non esistevano più, mentre i loro possessi erano passati nelle mani dei signori temporali. Tuttavia, nel momento in cui l'autorità del papa veniva respinta pubblicamente non in nome dell'anticlericalismo, ma in nome della Bibbia; la messa e i sacramenti scomparsi o completamente trasformati, mentre a loro volta i protestanti avevano principi, loro università e città sotto proprio controllo, la chiesa cattolica organizzava una resistenza utile ed efficace. I primi sintomi sono caratterizzati dalla costituzione di due atti particolarmente diversi: da un lato l'iniziativa spontanea dello spagnolo Ignazio di Loyola di formare nel 1534 a Parigi una milizia spirituale: i "Gesuiti" [4], a disposizione del papa per le necessità missionarie, soprattutto della Terrasanta; dall'altro la creazione a Roma, per iniziativa di Paolo III, di una commissione di cardinali con il compito di coordinare la lotta contro i fautori del protestantesimo negli ambienti cattolici: "La Sacra Congregazione dell'inquisizione romana" [5]. Così tra il 1534 e il 1542 si misero in moto i due primi fattori della controriforma.

Tuttavia, dopo molte dilazioni e ostacoli, fu convocato a Trento un concilio che, sebbene non raccogliesse che sparsi rappresentanti e fosse interrotto e rimandato in più riprese - una volta l'interruzione durò dieci anni - segnò un'epoca specifica nella storia della Chiesa cattolica romana. Secondo lord Acton, grande storico cattolico, il concilio aveva rappresentato l'inizio di una nuova era nella storia della chiesa cattolica romana in quanto "impresse sulla chiesa il segno di un'epoca intollerante e perpetuò coi suoi decreti lo spirito di un'austera immoralità" [6].

Nel corso delle sedute del Concilio, erano state molteplici le discussioni tra i cattolici presenti; tuttavia, alla fine il concilio "stese quell'imponente dottrinale e quei canoni che sono il tesoro di verità da studiarsi per tali argomenti nel testo delle sessioni VI e nelle altre seguenti, dove è il modo, e la necessità di svolgere la Grazia coll'ajuto dei sacramenti. Così escludevasi ogni seme di protestantismo, e si rendeva impossibile la conciliazione" [7].

Fu il pontificato romano a prendere l'iniziativa dell'attuazione del tridentino; da Pio IV a Clemente VII si susseguirono papi coerentemente impegnati in questa direzione; tra questi, si distinsero il domenicano Pio V, inquisitore prima di essere eletto papa, e il francescano Sisto V. In questo quarantennio nacque così la Chiesa cattolica moderna, dominata dal confronto dialettico e dallo scontro diretto con il protestantesimo [8].

II Tridentino, tra l'altro, aveva richiesto ai vescovi l'obbligo della residenza e l'Istituzione di seminari diocesani; inoltre aveva previsto i sinodi diocesani, quelli provinciali, le visite pastorali, apostoliche e le regolari relazioni personali dei vescovi a Roma al Santo Padre, le cosiddette "Visitatio et Relatio ad Limina Apostolorum" [9]. A conclusione dei lavori del concilio di Trento, le parrocchie erano pure obbligate a compilare e conservare i registri dei nati, dei battesimi, dei matrimoni, dei morti e alla tenuta dei cosiddetti "libri canonici" o diari, in cui i parroci evidenziarono quelle che erano le vicende e gli eventi della vita quotidiana della loro parrocchia [10].

Per attuare un controllo dettagliato, affinchè fossero mantenute inviolabili le disposizioni di Pio V, in riguardo all'osservanza dei decreti del Concilio, una speciale commissione di vigilanza, composta da Carlo Borromeo, Gabriele Paleotto, Giovanni Aldobrandini e Paolo Burali, era sempre pronta ad intervenire non tollerando lo scostarsi dai decreti di riforma di Trento [11].

Particolarmente Gregorio XIII aveva insistito sull'amministrazione pastorale per mezzo di vicari capaci, di buoni confessori e predicatori. Gregorio XIII aveva attribuito il più grande valore alla visita sacra, in quanto, una delle cause principali del decadimento della Chiesa nel periodo della rinascenza, stava nell'essere andata in disuso la visita regolare delle diocesi da parte dei loro vescovi. Il concilio di Trento aveva perciò, con massima severità, raccomandato ai vescovi di visitare ogni anno la loro diocesi personalmente, o se impediti, per mezzo di un loro rappresentante. Tuttavia, tali visite, erano state istituite già all'epoca di Clemente VII; dopo il concilio di Trento non erano ancora diventate generali. Per questo motivo, all'inizio del 1573, sette vescovi furono nominati visitatori apostolici nelle diocesi dello Stato pontificio. In seguito le visite apostoliche furono estese in tutto il territorio della penisola italiana [12].

Le deliberazioni emanate a Trento, in seguito mai rivedute e ancora oggi costituiscono la base dogmatica della chiesa cattolica, furono attuate con grande scrupolosità anche dai vescovi nella nostra regione. Infatti, il Concilio, al quale aveva partecipato anche il vescovo di Parenzo Pietro Gritti, aveva saggiamente ordinato che ogni diocesi avesse ii proprio seminario e ne aveva tracciato le regole della organizzazione, come pure il modo di sopperire al dispendio.

L'apertura dei seminari in Istria rappresentava compito assai complesso che impegnò a fondo i vescovi locali. Il vescovo parentino Cesare de Noris, è stato uno dei primi a mettersi all'opera. Nel 1579 ottenne da Gregorio XIII che l'abbazia degli Eremitani di S. Elisabetta sotto Montona fosse soppressa e le sue rendite venissero devolute al seminario, dove vennero accettati ed istruiti dodici alunni. Tuttavia, il seminario venne chiuso nel 1597 e solamente tre anni dopo veniva nuovamente aperto dal vescovo Lipomanno. Le calamità naturali, peste e malaria che allora aveva colpito l'Istria, ed in modo particolare Parenzo, indussero il vescovo a trasferirlo altrove. Nel 1650 il vescovo Del Giudice lo eresse a Sanvicenti, per trasferirlo otto anni dopo, nuovamente a Parenzo. Quando poi Alessandro VII soppresse per modum poenae l'ospizio e il convento francescano dei Minori Osservanti dell'Annunziata ad Orsera, venne trasferito nei pressi del castello di "Ursaria", dimora dei vescovi parentini. Bisognerà aspettare fino al 1730, quando le condizioni sanitarie ed economiche migliorarono per ritrovare il seminario aperto nuovamente a Parenzo, e vi rimase operante fino ali'8 dicembre 1818 quando veniva stabilito che il seminario centrale di Gorizia dovesse servire anche per i parentini, sebbene Parenzo non fosse ancora unita a Gorizia [13].

Verso la fine del '500, mentre l'istituzione dei seminari cominciava a fornire i primi risultati, ancora assai limitati, il clero secolare non appariva in grado di assumere su di sé i compiti relativi alla promozione della vita religiosa delle popolazioni. Gli ordini religiosi esercitavano un'influenza predominante nel campo della predicazione; ma anche nell'amministrazione dei sacramenti, i regolari continuavano a riscuotere un enorme successo presso il laicato, che li preferiva ai curati nella veste di confessori.

Un capitolo a parte nella storia ecclesiastica istriana è rappresentato dal sinodo provinciale aquileiese, aperto nell'ottobre del 1596. Come base furono presi i canoni del concilio tridentino inerenti la morale, la disciplina e i dogmi. Si stabilì di abbandonare il rito aquileiese, detto patriarchino e di adottare quello romano, rescrivendo l'uso del breviario, del messale e del rituale di Pio V.

Tra tutti i vescovi presenti soltanto Cesare de Noris, parentino, aveva optato per la continuazione del rito patriarchino affinchè "gli scismatici, mischiati in buon numero fra i cattolici Slavi immigrati, per mezzo del glagolitico tornassero o meglio, senza quasi avvedersene, divenissero cattolici", e per motivi economici di sostentamento [14].

Per quanto riguarda l'Istria, i verbali delle visite apostoliche e pastorali, e delle altre fonti sopra menzionate, rappresentano materiale prezioso onde comprendere non solamente il periodo storico della controriforma ma, nello stesso tempo, ci forniscono dati esaurienti sull'andamento demografico, sull'identità degli abitanti, sulla loro organizzazione territoriale, sul linguaggio usato dalle persone direttamente interrogate dal visitatore e dai suoi sostituti. In molti casi vengono riportate anche espressioni dialettali, importantissime per gli studiosi del settore. Tenendo conto che lo Stato non effettuava ancora censimenti della popolazione e non aveva registri d'alcun genere, è solamente la Chiesa dopo il concilio di Trento, attraverso questo tipo di controllo ad essere in grado di fornire dati esaurienti sul numero delle persone - nati, battezzati, matrimoni, decessi - sull'identità degli abitanti nelle singole regioni, sulla loro organizzazione territoriale così come sul patrimonio artistico e culturale.

Partendo da tale presupposto, oggi gli storici di cose patrie, di fronte a questa nuova documentazione inedita, sono in grado di presentare la storia dell'Istria nel XVI e XVII secolo in maniera del tutto diverso da quella tradizionale del secolo scorso e, nello stesso tempo, ribaltare le tesi della ormai vecchia storia politica, diplomatica e militare, secondo la quale i secoli sopra menzionati sarebbero stati "un periodo privo di qualsiasi interesse storico sia dal punto di vista politico che istituzionale" [15].

In realtà, l'età moderna in Istria, dal punto di vista storiografico, per molto tempo è stata trascurata ed ignorata dagli storici, in quanto ritenevano il periodo preso in considerazione privo di qualsiasi interesse e significato, che si sarebbe potuto liberamente ignorare, giungendo direttamente all'età contemporanea, che da tale punto di vista è ritenuta molto più ricca di avvenimenti storici, politici, economici e culturali.

Particolarmente rilevanti furono le donazioni al collegio effettuate dalla contessa Orsola, vedova di Thonhausen, nata baronessa di Holneg. Suo marito, Baldassare conte di Thonhausen, il quale possedeva nella Stiria rilevanti domini avendo acquistato nel 1613 la signoria di Castua, nel 1625 la donava al collegio di Gesuiti allora fondato in Judenburg. Dopo la sua morte, l'amministrazione di questa signoria "in paese lontano essendo presto divenuta onerosa a quel collegio esso ne fu sollevato dalla contessa vedova, che ricomprò il dominio per f. 40000 germanici, e con atto del 29 settembre 1630 la donò al collegio di Fiume pel suo mantenimento, aggiungendovi f. 10000 in contanti per la fabbrica del convento." Questa donazione, approvata il 10 marzo 1633 con diploma dell'imperatore Ferdinando II, sanzionava la fondazione della Società dei Gesuiti: "Abbiamo trovato d'introdurre nella nostra città di Fiume la società dei Gesuiti onde provvedere al vantaggio della Liburnia, dell'Istria e della Dalmazia, e di fatto, sopra desiderio e domanda della città e con grande applauso dei popoli, li abbiamo colla nostra autorità introdotti nell'anno 1627, e prestato loro opportuni aiuti per incominciare il collegio" [51].

I Gesuiti del collegio fiumano furono operosi sul pulpito e nella scuola, utili consiglieri negli uffici pubblici e privati e sostenitori energici dei propri diritti. Il rettore "eletto per tre anni e rieleggibile sovrastava il collegio e lo rappresentava al di fuori; egli era considerato dalle autorità come vero signore terrestre e giusdicente di Castua; mediato superiore scolastico e del convitto era un reggente, il quale aveva anche da amministrare i fondi detti del seminario [52].

Tuttavia, l'esperienza dell'ordine già in atto a Gorizia, Graz, Klagenfurt, Lubiana e a Trieste, indicava nell'insediarsi anche nella nostra regione della Compagnia di Gesù, ed in particolare nella loro attività scolastico-educativa del Collegium, la principale strumentazione per l'avvio di una organica opera di riforma cattolica. Già nel 1633 era stato aperto a Fiume il ginnasio di sei scuole latine con tre professori, e nel 1725, avendo la municipalità aumentato il sussidio di altri 100 fiorini annui, vi fu aggiunta la filosofia e poco dopo la cattedra della pastorale; in tal modo la gioventù di Fiume e della zona circostante, che si applicava allo studio della teologia, della legge e della medicina, poteva terminare in soli tre anni il corso degli studi in qualche università [53].

Inoltre, ad istruire la gioventù "nei buoni costumi, nelle scienze e nelle arti liberali", aveva contribuito pure il Convitto aperto grazie alla sopra menzionata contessa di Thonhausen Orsola con atto, datato a Graz il 4 aprile 1646, e ne aveva affidato la cura ai PP. Gesuiti [54].

Tuttavia, dopo duecento anni di esistenza, l'ordine dei Gesuiti aveva deviato dalle norme della sua istituzione, e la sua attività aveva destato "l'invidia dei popoli commercianti". Essendo riuscite vane tutte le pratiche per un radicale cambiamento di sistema, gli stati europei di fede cattolica più importanti, quali la Francia, la Spagna, il Portogallo e il Regno di Napoli avevano espulso i Gesuiti dai loro stati tra il 1759 e il 1767. In Austria ed in Germania la smobilitazione fu più lenta ma in ogni caso inarrestabile. Il 21 luglio 1773, il pontefice Clemente XIV, per dare pace alla Chiesa, soppresse la Compagnia di Gesù con il breve Dominus ac Redemptor, mentre era Preposito Generale il padre Lorenzo Ricci, eletto nel 1758. La bolla di abolizione dell'Ordine terminava con le seguenti parole: " maturo consilio, ex certa scientia et plenitudine potestatis aspostolicae saepedictam societatem extinguimus et suprimimus, tollimus et abrogamus omnia et singula ejus officia, ministeria et administrationes, domus, scholas, collegia, hospitia,... et loca quaecumque quavis in provincia, regno et ditione existentia, modo quolibit ad eam pertinentia [55].

Codesta bolla, la cui esibizione per gli stati fu ammessa il 13 settembre dello stesso anno dall'imperatrice e regina Maria Teresa, salvi i diritti regi e dello stato politico, arrivò a Fiume il 22 settembre, e quindi ne conseguì la chiusura del Collegio. Siccome la fondazione del collegio dei Gesuiti e del seminario o convitto a Fiume aveva avuto lo scopo di istruire la gioventù, e siccome nel corso dell'attività dei Gesuiti i beni destinati per il collegio e per il convitto erano amministrati separatamente così, dopo l'abolizione dell'ordine, Sua Maestà aveva disposto che tali beni fossero adoperati per il mantenimento a Fiume del ginnasio e della chiesa di S. Vito. Tuttavia, i capitali provenienti dalla facoltà del collegio vennero a formare il fondo degli studi e il rispettivo fondo convittuale [56].

 
Altare maggiore della Chiesa di San Vito.

I Gesuiti a Fiume, come del resto a Trieste, Gorizia, Lubiana e Graz, si servirono della predicazione, della catechesi e dell'istruzione in modo straordinario abile e intelligente per la conversione ed in genere per il consolidamento della fede cattolica nella popolazione. Dato l'elevato numero dei rettori, dei padri Gesuiti inserito nel libro della pia Congregazione del Crocifisso di S. Vito, dei magistri, come pure la gran quantità di mansioni svolte a Fiume e nella regione, il numero dei religiosi componenti il collegio doveva essere assai grande. In seno al nucleo urbano essi rappresentavano una comunità decisionale chiusa in se stessa, con un'organizzazione esemplare. Non mancavano tuttavia le questioni dei Gesuiti con la municipalità di Fiume circa la vendita minuta del vino della decima, che il collegio intraprendeva iniziando dal primo del mese di aprile di ogni anno. Tale privilegio era stato concesso dal sovrano diploma del 31 luglio 1633 che concedeva ai Gesuiti la facoltà di fissare il prezzo del vino senza pagare il dazio. Inoltre, la municipalità aveva contestato all'Ordine il terreno dove avevano costruito il collegio nei pressi "della vicina acqua Lesnjak" [57]. Un'altra lite tra i Gesuiti e la municipalità, che il collegio superò con accomodamento, fu quella degli stati provinciali della Carniola inerente il pagamento di "steore" per la signoria di Castua, da cui il collegio "si esimeva sostenendo che Castua non è ingremiata alla Carniola". La lite, tuttavia, venne risolta nel 1664; gli stati provinciali "rinunziavano al debito per gli anni decorsi, il collegio si vincolava di pagare in futuro a titolo di steora castuana annui f. 500 in buona moneta germanica e di riconoscere per sua autorità secolare il capitanato ducale nelle relazioni del dominio di Castua [58].

Il Collegio fiumano dei Gesuiti rappresenta un esempio eccellente di lavoro, fecondo e pieno di abnegazione, di ricercatori, magistri e professori che non appartenevano soltanto alla nostra regione. I risultati conseguiti nei più svariati campi della loro attività, parte integrante del programma della Compagnia di Gesù, vanno, tuttavia, messi in correlazione anche con la storia culturale della stessa regione istriana che, nel periodo preso in considerazione, gravitava tra i due grandi centri di produzione letterario-artistica quali erano Vienna e Venezia.

Il lavoro che il visitatore apostolico veronese Agostino Valier era riuscito a portare a termine con successo, verso la fine del XVI secolo nella parte veneta dell'Istria, ridestando un nuovo atteggiamento nel clero e nel popolo verso i problemi della morale cattolica, venne continuato e completato dai padri Gesuiti, accolti con tutti gli onori dalle popolazioni che andarono a visitare. A Fiume, ad esempio, i loro discorsi erano stati sempre ascoltati da una numerosissima folla "(...) ut templum alioqum amplissimum non sufficeret [59], che appunto testimonia l'importanza della loro attività pedagogico-culturale, delle loro istituzioni e della loro missione.

         

Note:

  1. Cfr. H. A. L. Fisher, Storia d'Europa, Milano, vol. Il, 1966, p. 105-118; AA.VV., Grande dizionario enciclopedico UTET, vol. XVI, Torino, 1971, p. 4-8; AA.VV, Enciclopedia europea, vol. VI, Milano, 1978, p. 99, 180-182: " (...) Furono i sovrani Ferdinando e Isabella a chiedere al papa Sisto IV nel 1478 il ripristino del tribunale inquisitoriale ottenendo la facoltà di designare essi stessi gli inquisitori: si costituì così un'organizzazione di tipo nazionale, prima per il regno di Castiglia poi anche per l'Aravano, a capo della quale era pinquisitore generale; al suo fianco un organo collegiale, il consiglio della 'Suprema'", con il compito di garantire un ulteriore legamo con gli altri consigli reali e la monarchia." In Italia invece, in seguito alla formazione dei blocchi religiosi contrapposti, il papato non solo restaurò i tribunali inquisitoriali, ma creò in Roma una commissione di cardinali '"caricati di coordinare tutti gli interventi repressivi nei confronti degli eretici, la congregazione della romana e universale inquisizione o Sant'Uffizio. Istituita da Paolo III nel 1542, essa si sviluppò nei decenni successivi e divenne uno dei perni della controriforma, ampliando la sfera di competenza durante i pontificati di Paolo IV e Pio V, fino ad affermarsi, come la prima di tutte le congregazioni nella riorganizzazione della curia romana, con Sisto V. L'Indice dei libri proibiti, elenco ufficiale di pubblicazioni ritenute contrarie alla fede o alla inorale, fu pubblicato per la prima volta con intenzioni di compiutezza nel 1559 dal Sant'Uffizio, sotto Paolo IV Carafa. Nel 1571 fu creata la congregazione dell'Indice, strettamente legata a quella del Sant'Uffizio, e incaricata di compilare e aggiornare l'Indice stesso. Tale congregazione fu assorbita dal Sant'Uffizio nel 1917, mentre l'Indice dei libri proibiti è stato abolito da Paolo VI nel 1965; con il motu proprio Integrae servandae, ha pubblicato il nuovo statuto del Sant'Uffizio, la cui denominazione viene cambiata in quella di sacra congregazione per la dottrina della fede." Cfr. pure D. Cantimori, "Recenti studi intorno alla riforma in Italia e ai riformatori italiani all'estero", Storici e storia: interpretazioni della riforma protestante, Torino, 1971, p. 19; M. Mieggge, II protestante nella storia, Torino, 1970; C. Church, I riformatori italiani, Firenze, vol. II ( 1935); A, Agnelli, "Recenti studi sulla visita in Istriadi Agostino Valicr", Atti del Centro di ricerche storiche (=ACRSR), Trieste-Rovigno, vol. VI (1975-1976), p. 201-221; A. Miculian, "Contributo alla storia della Riforma protestante", in ACRSR, vol. X, (1979-1980), p. 217-230; C. Cantit, Storia universale, tomo VIII, Torino, 1888, p. 376-377; L. von Pastor, Storia dei papi, vol. VI, Roma, 1922, p. 491-494.
  2. Cfr. H. A. L. Fisher. op. cit., p. 166.
  3. Cfr. Enciclopedia europea, cit., vol. IlI (1979), p. 725-726.
  4. La loro passione per il progresso religioso trovò in Italia un campo più pratico. Pronunciarono voti di obbedienza, furono ordinati preti, presero il nome di Compagnia di Gesù e finalmente, ii 27 settembre 1540, ottennero dal papa Paolo III la bolla Regimini militanlis ecclesiae, con cui si riconosceva la fondazione dell'Ordine dei Gesuiti. Cfr. G. Cervani, "Note sulla storia del collegio dei Gesuiti in Trieste. Le carte dell'Archivio di Stato relative alla soppressione del 1773", Italia del Risorgimento e mondo danubiano-balcanico, Udine, 1958; G. Cuscito, "II ritorno dei Gesuiti e la nuova parrocchia dei S. Cuore a Trieste", Miscellanea di studi giuliani in onore di G. Cervani per il suo LXX compleanno, Udine, 1990; B.Ziliotto, "La vita e l'opera di Antonio Zara nel quadro della Controriforma asburgica", Atti e Memorie della Società Istriana di archeologia e storia patria, (=AMSl), Trieste, vol. II (1952); S. Cavazza, "Primoz Trubar e le origini del luteranesimo nella Conica di Gorizia 1563-1565", Studi Goriziani, Gorizia, vol. LXI (1985); G. C. Sommavilla, La Compagnia di Gesù, Milano, 1986; G. Trebbi, Francesco Barbaro, patrizio Veneto e Patriarca di Aquileia, Udine, 1984.; AA. VV, I Gesuiti e gli Asburgo. Presenza della compagnia di Gesù nell'area meridionale dell'Impero asburgico nei secoli XVII-XVIII, Trieste, 1985. Per quanto riguarda l'iniziativa di Loyolae i privilegi dei Gesuiti, vedi H. A. L. Fisher, op. cit., v. II, p. 166-168; e C. Cantù, op. cit., p. 370-376. Cfr. anche L. von Pastor, op. cit., vol. V (1914), p. 354-431 e vol. VI, (1922), p. 125-146.
  5. Nel combattere il protestantesimo, che minacciava l'unitàdogmaticad'Italia, Giulio III, seguì totalmente le orme del suo predecessore. Uno dei primi atti del suo governo fu la conferma dell'Inquisizione romana nuovamente fondata dal papa Farnese. Il 27 febbraio 1550 nominò membri di questo tribunale sei cardinali: Cupis, Carata, Sfondrato, Morone, Crescenzi e Pole. l'Inquisizione romana doveva essere dunque un'autorità centrale Per tutti i paesi della cristianità. A tale riguardo cfr. L. von Pastor, op. cit., vol. VI, p. 146-154, 478-489 e il Privilegio di papa Paolo IV per gli officiali dell'Inquisizione romana, p. 640-642. Idem., Motuproprio di Papa Pio IV a favore dell' Inquisizione romana, Roma, vol. VII (1923), p. 627-628 e Motuproprio di Papa Pio IV per gli otto cardinali dell'Inquisizione romana, p. 632-635. Cfr. anche C. Cantù. op. cit., tomo VIII, p. 377.
  6. H. A. L. Fisher, op. cit., p. 168. Vedi pure C. Cantù", op. cit., tomo V III, p. 374-380. Il Concilio si tenne a Trento (1545-1563) sotto la presidenza di tre legati di Paolo III ch'egli intitolò "angeli della pace"; si trattava di Gianmaria Ciocchi dal Monte e Martello Cervini, italiani, che in seguito divennero papi, e Reginaldo Polo inglese. Scopo del Concilio rappresentava l'estirpazione delle eresie, l'emenda dei costumi e della disciplina, e la concordia fra i principi cristiani.
  7. Cfr. C Cantù, op.cit, p. 375 e nota 10. "(...) Sarebbe da riportarsi intera la serie dei trentatrè canoni dogmatici della Sessione VI; ne poniamo qui tre soli, i quali potranno invogliare di leggere il contesto dottrinale e l'intera serie degli anatemi tridentini contro gli errori nel tema della Grazia, del libero arbitrio, della necessità o possibilità della umana cooperazione, della perseveranza e del merito delle buone opere, ecc.:

    Can. III.- Si quis dixerit, sine praeveniente Spiritus Sancti inspiratione, atque ejus adutorio, hominem credere, sperare, diligere ani poenitere posse, sicut oportet, ut ei justificationis grada conferatur; anathema sit.

    IV.- Si quis dixerit, liberum hominis arbitrium a Deo motum, et excitatum nihil cooperari assentendo Deo excitanti atque vocanti, quo ad optinendam justificationis gratiam se disponat ac praeparet; neque posse dissentire, si velit; sed veluti inanime quoddam nihil omnino agere, mereque passive se habere: anathema sit.

    XVII.- Si quis justificationis gratiam nonnisi praedestinatis ad vitam conlingcre dixerit; reliquos vero omnes, qui vocantur, vocari quidem, sed gratiam non accipere, utpote divina potestate praedesitnatos ad malum: anathema sit.

    XIX.- Si quis dixerit, nihil praeceptum esse in Evangelio praeter fidem; cetera esse indifferentia, neque praecepta, neque prohibita, sed libera; aut decem praecepta nihil pertinere ad Christianos; anathema sit.". Per quanto riguarda la riapertura del concilio di Trento, sessioni 17-22 (1562-63), cfr, L. von Pastor, Storia dei papi, cit., vol. VII ( 1923), p. 192-236 e la conclusione del concilio tridentino e la sua importanza, p. 236-272.

  8. Tuttavia già precedentemente Paolo IV, istituendo i Teatini e rinunciando al vescovado per entrarvi, aveva combattuto a Trento per la parte più rigorosa, e si era meravigliato al vedersi elelto; allora, richiesto del come voleva essere trattato, aveva risposto: da gran principe e "trascinato in guerra dal desiderio di vedere sbrattata l'Italia dai forestieri, vi si mostrò mondano - Riformazione", un cardinale ebbe a dirgli: - Padre santo, la riformazione deve cominciare da noi ". Allora la verità nascosta gli si palesa; conosce i disonesti portamenti dei suoi nipoti, e li caccia d'impiego e di città; con grazie e con libertà rassicura i Romani; incoraggialo studio della diplomatica, facendo raccogliere documenti; poi s'accinge all'emendazione. Potè vantarsi di non aver passato giorno senza fare un ordine per purificare la Chiesa, e gli fu coniata una medaglia, portando Cristo che caccia dal tempio i profanatori. Cfr. C. Cantù, op.cit. p. 376.
  9. Cfr. Istria. Storia di una regione di frontiera, a cura di F. Salimbeni, Brescia, 1994, p. 90-91.
  10. Ibidem, p. 91-92. 1 lavori eseguiti dal Concilio di Trento sono riassunti in un'orazione latina, recitata nell'ultima sessione del vescovo Girolamo Ragazzoni, veneziano, Cfr. C. Cantù, cit., tomo VIlI, p. 381-383 e nota 20. Sull'importanza delle visite apostoliche, sull'attuazione dell'obbligo della residenza, sulla scelta dei vescovi, sull'azione riformatrice di vescovi italiani e sull'azione sinodale di Carlo Borromeo, cfr. L. von Pastor, Storia dei Papi, vol. IX {1925), p. 51-71.
  11. Ibidem, L. von Pastor, Storia dei Papi, vol. IX, p. 51. Su chi ne facesse parte in seguito, vedi in Appendice n. 14 la relazione del 1574.
  12. L'Archivio Segreto Vaticano, conserva una lunga serie di volumi che attestano il lavoro instancabile di Gregorio XIII nel promuovere la riforma di Trento attraverso le visite apostoliche. I verbali di queste rappresentano oggi fonti primarie, poiché esse con molta precisione trattano dello stato economico e morale delle diocesi, ci danno un'immagine delle condizioni religiose, dello stato materiale e della preparazione dei canonici nelle rispettive diocesi. Cfr. Istria, cit. p. 90-91.
  13. Babudri, "Parenzo nella storia ecclesiastica", in Parenzo per l'inaugurazione del nuovo palazzo del comune. Parenzo, 1910, p. 137-139.
  14. Ibidem, p. 138-139.
  15. Cfr. Istria, cit., p. 87-88. Per quanto riguarda l'Istria cfr E. Prandini - R. Bellamolla, "Le visite del Valier nelle diocesi istriane", tesi di laurea, Università di Padova, a.1969-70; L. Parentin, "La visita apostolica di Agostino Valier a Cittanova d'Istria (1580)", AMSI, vol. XCIV (1994), p. 155-161; A. Miculian, "Eusebio Caimo: visita alle chiese della diocesi di Cittanova (1622-1623)", ACRSR, vol. XIX (1988-89), p. 143-180; Idem, "Giannantonio Sintich e la visita alla diocesi di Veglia (1796)" ACRSR, vol. XXII (1992), p. 347-376; Idem, Agostino Valier: Chiese e confraternite di Buie nella seconda metà del XVI secolo". Aria Bullearum, Atti del convegno internazionale di studi Buie, 26-28 IX, 1997, Buie, 1999, p. 153-160; I. Grah, "Izvještaj novigradskih biskupa Svetoj Stolici (1588-1808) - I" / Relazioni dei vescovi di Cittanova alla Santa Sede, 1588-1808 /, Croatica Chistiana {=CC), Zagabria, n. 16(1985), p.63-92e 17, (1986), p. 113-147; ldem."lzvještaj pulskih biskupa Svetoj Stolici (1592-1802)" / Relazioni dei vescovi di Pola alla Santa Sede, 1592-1802 /, CC, n. 20, (1987), p. 26-67 e 21 (1988), p. 63-106.
  16. A tale riguardo, cfr. A. Miculian, "Contributo alla storia delia riforma protestante in Istria -  I", ACRSR, vol.X (1979-1980), p. 215-232 e volumi seguenti. A. Pitassio," Diffusione e tramonto della Riforma in Istria: la diocesi di Pola nel '500", Annali della Facoltà di scienze politiche dell'Università di Perugia, Perugia, n. 10 (1970), p. 7-65. L. e M. M. Tacchella, II cardinale Agostino Valier e la riforma tridentina nella diocesi di Trieste, Udine, 1974; A. J. Schutte, Pier Paolo Vergerio e la Riforma a Venezia (1498-1549), Roma, 1988; L'umanesimo In Istria, Atti del Convegno internazionale di studio di Venezia, 30 marzo - 1 aprile 1981, a cura di V. Branca e S. Graciotti, Firenze, 1983, 203-214; P. PASCHINI, Eresia e riforma cattolica al confine orientale d'Italia, Roma, 1952. D. Cantimori, Prospettive di storia ereticale in Italia nel Cinquecento, Bari, I960; D. Cantimori, Eretici italiani del Cinquecento, Firenze, 1967, p. 77 e 79; A. Agnelli, op. cit., p. 201-211;F. Schuller, "La Riforma in Istria", Pagine Istriane, Trieste, 1950, n. 4; G. Cuscito," Sinodi e riforma catlolica nella diocesi di Parenzo", AMSI, vol. XXIII (1975), p. 113-223.
  17. Cfr. L. e M. M. Tacchella, op. cit., p. 85-91. Da tenere presente che il Valier era stato in precedenza nominalo, sempre da Gregorio XIII, visitatore apostolico per le diocesi della Dalmazia - breve 8 ottobre 1578 —. Compito né facile né agevole in quanto, in quella provincia ecclesiastica egli avrebbe dovuto recarsi per rendersi conto "de visu" dello stato reale delle diocesi e delle singole parrocchie, e prendere quindi quei provvedimenti disciplinari che fossero risultati necessari. Le lettere che il visitatore scrisse a S. Carlo dalla Dalmazia, fanno fede della bontà del suo operato. A questo fine il Valier ebbe l'opportunità di avere collaboratori preparati, si trattava di valenti sacerdoti condotti con sé da Verona, quale l'auditore Taffello de Taffelli, dotto canonista. In Dalmazia, il Valier aveva trovalo spesso siluazioni catastrofiche relativamente alla condona morale del clero e si era reso conto che anche in Dalmazia la riforma dei costumi doveva essere intrapresa operando con estrema decisione in una sola direzione, quella del clero. Rimase lontano dalla sua diocesi per sette mesi e sede giorni, come egli stesso comunicava con lettera del 13 luglio 1579 a S. Carlo. Nella stessa aveva informato l'arcivescovo di Milano, che mentre si trovava a Veglia, ultima delle 12 diocesi visitate in Dalmazia (Budua, Cattaro, Spalato, Nona, Traù, Sebenico, Zara, Curzola, Lesina, Ossero, Arbe e Veglia), aveva ricevuto un altro breve in data 6 giugno 1579 da parte di Gregorio XIII, con il quale il Papa gli affidava l'incarico di visitare anche le diocesi dell'Istria. Inoltre, il Valier visitò pure le diocesi di Antivari e Cherso. Sulla visita del Valier in Istria (Parenzo e Pola) vedi M. Pavat, La Riforma Tridentina del clero a Parenzo e Pola, Roma, 1960. Per quando riguarda la visita a Capodistria vedi A. Lavrić, Vizitacijsko poročih Agostina Valiera o Koprski Škofiji iz leta 1579 — Istriae visitatio apostolica 1579. Visitatio Iustinopolitana Augustini Valerii, Lubiana, 1986, p. 13-201.
  18. L. von Pastor, Storia dei papi, cit, vol. IX, p. 59-60.
  19. Cfr. L. e M. M. Tacchella, op. cit., p. 107 e nota 90.
  20. Archivio Segreto Vaticano, Sacra Cong. Concilio, 1579 Istriae, Visitatio Apostolica.
  21. A. Pitassio, op. cit. p. 7-65.
  22. A. Miculian, "Contributo", cit. p. 217-230, e volumi seguenti.
  23. C. De Franceschi, L'Istria. Note storiche, Parenzo, 1879; E. Ivetic, L'Istria moderna. Un'introduzione ai secoli XV!-XVII, Trieste-Rovigno, 1999 (Collana degli Atti del Centro di ricerche storiche. n. 17); G. Cervani - E. De Franceschi, "Fattori di spopolamento nell'Istoria veneta nei secoli XVI e XVII", ACRSR. vol. VI (1973): M. Bertoša, Jedna zemlja, jedan rat. Istra I6I5-16I8 / Una terra, una guerra. L'Istria 1615-1618 /, Pola, 1986: Idem, Mletačka Istra u XV! i XVII stoljeću / L'Istria veneta nel XVI e XVII secolo /, Pola, 1986, p. 13-56; Idem. Istra: doba Venecije (XVI-XVII stoljeće) / Istria: l'epoca veneziana (XVI-XVII secolo) /, Pola, 1995, p. 17-59: B. Schiavuzzi, "Le epidemie di peste bubbonica in Istria", AMSI, vol. VI, f. 3-4, (1888), p. 423-446. Alla fine del saggio riporta il Prospetto cronologico di peste bubbonica nell'Istria e Trieste dall'anno 192 fino al 1632, p. 447: Idem, "La malaria in Istria. Ricerche sulle cause che l'hanno prodotta e che la mantengono", AMSI, v. V, f. 3-4 (1889), p. 319-472; L. Parentin, "Cenni sulla peste in Istria e sulla difesa sanitaria", Archeografo Triestino (=AT), Trieste, s. IV, v. XXXIV (1974), p. 7-18.
  24. Cfr. G. Trebbi, op. cit., p. 308-309; G. Cuscito, "Smodi e riforma cattolica nella diocesi di Parenzo". AMSI, n. s. XXIII (1975), p. 28 dell'estratto.
  25. Cfr. I Gesuiti e gli Asburgo. Presenza della Compagnia di Gesù nell'area meridionale dell'Impera asburgico nei secoli XVII-XVIII, Trieste, 1995.
  26. G. Cuscito, "Cultura della controriforma e influenza gesuitica a Trieste e in Istria", I Gesuiti e gli Asburgo, cit., p. 158-159.
  27. Ibidem, p. 159.
  28. Cfr. A. Pitasso, op, cit., p. 18 e seg.; L. e M. Tacchella, op. cit., p. 22 e seg.; F. Salimbeni. "La riforma tndentina nella diocesi di Trieste. Osservazioni su un recente studio", Ricerche di Storia Sociale e Religiosa, n. s. 14 (1978), p. 323-332.
  29. L. e M. Tacchella. op. cit., p. 28.
  30. Ibidem, p. 157-160.
  31. Ibidem, p. 112. Maggiore prudenza nei confronti del clero concubinario era stata suggerita dagli autori "dell'Istruzione", redatta nel 1592 negli ambienti di curia, per il nuovo nunzio a Graz. Si riconosceva, in linea di principio, che l'eresia nascesse e si limitasse per i corrotti costumi degli ecclesiastici, e si ricordava inoltre il danno che il concubinato del clero poteva arrecare al patrimonio ecclesiastico. Però prima di giungere all'espulsione del clero concubinario, ci si sarebbe dovuti informare nel collegio dei Gesuiti di Graz sulle effettive disponibilità di nuovi sacerdoti, per non correre il pericolo di restare senza clero. Tuttavia si ammetteva, tra le necessarie riserve verbali, che i sacerdoti concubinari potessero essere lasciati nel loro ufficio, se non davano altro scandalo, ed erano saldi nella fede. cit. p., 117-1] 8.
  32. Ibidem, p. 140-141.
  33. Ibidem, p. 141-142.
  34. Ibidem, p. 143-144.
  35. Ibidem, p. 144-145.
  36. Ibidem, p. 146.
  37. Ibidem, p. 146-148.
  38. Ibidem, p. 148-149.
  39. Ibidem, p. 149-150.
  40. Ibidem, p. 149-156.
  41. La delegazione del Valier nella visita apostolica in Istria era formala dai canonici veronesi Taffello de Taffelli e Giovanni Francesco Tinto, entrambi laureati in "utroque jure" e rispettivamente nominati uditore e subdelegato del visitatore; il P. Gemiamo Ottello superiore dei Gesuiti in Verona, l'arciprete di Monforte Giacomo Curtino, il cancelliere Antonio Graziano, il notaio Andrea Ugolino ed i famigliari, Claudio Locatelli, Pietro Strata, Francesco de Merici e Malaguzio de Aresio.
  42. Cfr. C. De Franceschi, op. cit.; A. Pitassio, op, cit. p. 7-9; B. BenussI, "Abitanti, animali e pascoli in Rovigno e suo territorio nel XVI secolo", AMSI, Trieste, vol. IlI ( 1886); cfr. pure M. Bertoša, L'Istria veneta, cit.; B. Schiavuzzi, "Le epidemie", cit., p. 423-446.
  43. A. Pitassio, op, cit., p. 62-63. Vedi pure "Processi di luteranesimo in Istria", AMSI, vol. XVII, f. 1-2 e M (1901); e vol. XVIII, f. 1-e 3-4 (1902).
  44. Cfr. A. Pitassio. op, cit., p. 57-58.
  45. Ibidem, p. 61-62. Cfr. pure "Processi di luteranesimo in [stria", cit., vol. XVII, f. 3-4 (1901), p. 285 e vol. XVIII, f. 3-4 (1902), p. 262.
  46. Cfr. L. e M. Taccheixa, op, cit.. p. 9. 157-358: " Va rilevato, che se i sacerdoti in sede giudiziaria si dimostrano pienamente coscienti delle colpe loro addebitate, sono tuttavia sorpresi - e lo si rileva dai verbali delle loro deposizioni - del rigore improvviso ivi instaurato. La convivenza "more uxorio" con le domestiche era ormai, costume secolare tra il clero tergestino ed il fenomeno veniva tollerato dal popolo. Sono infatti i fedeli ad eleggere i loro parroci ed i loro cappellani alla cura; e per fa designazione alla candidatura, lo studio di concubinato non costituisce impedimento. Il prete che si l'ormava la sua famiglia non suscitava grave scandalo e non destava scalpore. Il vescovo quindi agisce solamente nel caso di particolari deviazioni, suscettibili di disturbare l'equilibrio di un "modus vivendi" accettato dalla collettività. Non sono adottate di conseguenza misure drastiche contro il clero colpevole."
  47. A. Pitassio, op, cit., p. 65. Considerando la storia tormentata e complessa dal punto di vista religioso della città di Fiume, appare evidente la conseguente mancanza in essa di continuità culturale, sociale ed economica. Anche l'organizzazione ecclesiastica stentò ad avere chiarezza e solidità di basi. Fino al 1786 era proposto alla Chiesa di Fiume l'Arcidiacono, dipendente dal vescovo di Pola. Dal 1786 al 1925 la Chiesa Cattolica di Fiume fece parte della diocesi di Segna-Modrussa. Nel 1925 divenne diocesi ed ebbe il suo primo vescovo, il Benedettino Isidoro Sain. Quanto alle famiglie religiosi: presenti in città: i Padri Agostiniani vi si trovarono fin dal sec. XIII; i Francescani erano presenti dal secolo XV; i Padri Cappuccini arrivarono a Fiume nel 1610; i Gesuiti nel 1627. Più modesta invece la presenza delle comunità religiose femminili. Vi giunsero prima le Monache Benedettine e poi, nel 1858, le Suore della Congregazione di San Vincenzo de' Paoli. Cfr. M.G. Corva, Storia della Congregazione delle Figlie del Sano Cuore di Gesù di Fiume, Arezzo, 1997, p. 58-60. Vedi Pure G. Kobler, Memorie per la storia della liburnica città di Fiume, Fiume, 1898, p. 105-108.
  48. AA.W., cit. p. 158. Ordine religioso di chierici regolari fondato nel 1534 da S. Ignazio di Loyola con 6 compagni, approvato da Paolo III nel 1606 con la bolla Regimini militantis Ecclesiae (27-IX-1540) e annoverato da S. Pio V tra gli Ordini Mendicanti.

  49. G. Kobler, op, cit., p. 105: "Divisi in 32 provincie, nel 1618 avevano 13112 membri e nel 1759 ben 22589.
  50. Cfr. Ibidem, p. 107. Per quanto riguarda la chiesa di S. Vito e l'opera dei Gesuiti, Ibidem, p. 108-111.
  51. Ibidem, p. 107. Il 14 luglio 1637: "il collegio di Fiume oltre a Castua ottenne il possesso di Veprinaz e Moschenizze, dopo aver liquidato i conti con il collegio di Judenburg. Seguirono altri sussidi pecuniari della contessa: nel 1648 fiorini 14000 per la fabbrica del seminario, nel 1649 f. 16000, e nei 1650 f. 1000 per la fabbrica della chiesa di S. Vito. La signoria di Castua veniva amministrata dal rettore del collegio mediante capitani, che egli nominava per tre anni; siccome però al dominio appartenevano le dogane di Castua e Volosca, la manipolazione delle quali conveniva al governo dello Stato; così il collegio nel 1642 rinunziò al porto di Volosca in favore della Camera imperiale verso ii pagamento di fiorini 300 annui e a un magazzino ivi per la somma di f. 400, e nel 1653 alla dogana di Castua verso il compenso di annui fiorini 100. I privilegi sovranamente accordati a questo collegio erano, probabilmente, identici a quelli del collegio di Trieste. La municipalità di Fiume però non ha tentato, o non è riuscita, di esoperare quelle restrizioni che Trieste aveva esoperate nel 1640. Questi furono i primi mezzi con cui si fondò e si fece prosperare il collegio di Fiume.
  52. Serie dei rettori fiumani: Lorenzo Grisogono (dal 1627 al 1633), Leonardo Bagno 1634-1637, Martin Bauzer 1638-1640, Francesco Antonelli 1643-1645, Lodovico Venchiarutti 1646-1648, Stefano Erera 1649-1651, Martino Bauzer 1652-1654, Domenico Barelli 1655-1657, Francesco Antonelli 1658-1660, Giorgio Knifitz 1661-1663, Giovanni Zanon 1664-1666, Luigi Athems 1667-1669, Antonio Calorio 16700-1672 , Carlo Vitelli 1674-1676, Paolo Moretti 1677-1679, Giorgio Baftamon 1680-1682, Carlo Vitelli 1683-1685, Giovanni Lovrencich 1686-1688, Antonio Ferriciuoli 1688-1690, Francesco Cavallo 1691-1693, Giuseppe Selenich 1694-1696, Valentino de Martena 1696-1698, Antonio Ferriciuoli 1699-1701,, Ambrogio Semler 1702-1704, Agostino Pallot 1705-1707, Antonio Sorba 1708-1710, Marco Glubicich 1711-1713, Giacomo Peltinori 1714-1716, Luca Slasto-per 1720-1725, Giovanni Barcich 1723-1725. Luca Slatoper 1726-1728, Simone Summovilla 1735, Tomaso Grebenovich 1736-1737, Giuseppe Tedeschi 1738-1740, 1747-1749, Francesco Stefanio 1750-1752, Pietro Pertold 1756-1758, Giovanni P. Ceselli morto nel 1764, Giuseppe Carina nel 1773.
  53. Cfr. G. Kobler, op.cit., p. 111-112: "II ginnasio era nell'edificio contiguo alla chiesa, che poi fu caserma pei trasporti militari: il collegio nell'odierno edilizio scolastico, che dal campanile di S. Vito discende verso oriente; il convitto nell'edifizio prossimo al convento delle monache. Nel convito venivano mantenuti ed educati studenti verso pagamento o gratuitamente con fondazioni. I Gesuiti rianimarono la devozione del vetusto Crocifisso di San Vito, e ne accesero il fervore coll'istituire nei 1656 una confraternita pia, che dicevasi dell'Agonia, e nel 1676 fecero il Calvario sulla vicina altura detta Vojak. Un'altra devozione era stata da loro istituita già nell'anno 1631 mediante la pia congregazione della B. V. Maria Addolorata, la quale confraternita sopravisse all'abolizione di altre confraternite fiumane e si è conservata sino al di d'oggi." Ibidem, vedi pure noia dell'autore 1, p. 112.
  54. Ibidem, p. 115: la contessa Orsola aveva assegnato al convitto "un capitale di 14000 fiorini germanici collocati presso gli stati provinciali della Carniola, un altro di fiorini 6000 collocato presso gli stati provinciali della Stiria, e un terzo di f. 10000 da convenirsi in beni stabili fruttanti. Il reddito di questi 30000 fiorini veniva adoperato per il mantenimento di un corrispondente numero di alunni". Seguirono poi altre fondazioni di alunnati, e precisamente: Matteo Modercin, canonico di Buccari (...), Lorenzo Zaccaria canonico di Csanàd f...), Giovanni Paolo Domicelli di Bogliuno d'Islria (...), e il gesuita Antonio Ferriciuolo (...).
  55. Ibidem, p. 116. Per quanto riguarda la .soppressione dell'Ordine, l'estratto dell'inventario, ecc, vedi Ibidem, p. 117-122. Cfr. anche il Grande Dizionario Enciclopedico UTET, Torino, vol. VIII (1968), p. 849-851.
  56. Cfr. G. Kobler, op, cit., p. 120-1.21: "Nell'anno 1796, giusta un r. dispaccio governiale, il fondo degli studi ammontava alla somma di f. 127968.49, il convittuale a fiorini 43884.18, assieme fiorini 171853.7; inoltre appartenevano al fondo degli sludi: l'edificio del collegio, ove in oggi sono le scuole normali e Iatine, e l'edifizio ginnasiale, che più tardi fu convertito in caserma della milizia nazionale ungarica; al fondo convittuale: l'edifizio ove fu il convitto degli alunni scolastici, poi caserma militare.
  57. Ibidem, p. 114; Quando i Gesuiti vennero a Fiume, avendo essi acquistato terreni dove poi costruirono il collegio e il seminario, effettuarono in seguito degli ampliamenti degli edifici che rimasero inosservati; scoperti dalla municipalità, la questione venne risolta il 26 giugno 1688 e precisamente: "1. si annullano le molte determinazioni scritte in proposito nei libri dei consigli, e la magnifica comunità promette che in avvenire non intraprenderà la difesa di cause dei privati; 2. La municipalità esborsa al rettore del collegio f. 400 a coprimento delle pretese, ed il P. Rettore si obbliga di non chiudere in modo alcuno il fonte Lesnjak, ma di lasciarlo libero e spettante al pubblico, e di fare su quest'acqua e su quella che viene dal lavatoio volti muniti di ferriate, onde queste acque e quella delle Luke possano sboccare nel fosso presso ii forte S. Maria; 3. Il Rettore si accontenta di fare la chiusa sopra l'acqua delle Luke all'ultimo termine del seminario attraverso dell'arco, onde l'acqua vada liberamente nel fosso della città, ed il muro dovrà unirsi col muro che il collegio erigerà per largo sino al confine delle sue Luke verso la Fiumara secondo i positivi segni; ma questi muri non accederanno la misura di un passo e mezzo sopra terra; 4. Quanto è contenuto in questo recinto, e proprietà assoluta del collegio in perpetuo, e così pure il muro entro i fissati confini sarà sua proprietà, colla sola riserva di non farvi mai un molino e di non chiudere il accorso dell'acqua al fosso; resta però libero al collegio di farvi spiragli come li hanno le monache, e nel caso che il comune facesse dappresso una strada pubblica, di fare in quel muro una porta."
  58. Ibidem, p. 113-114.
  59. A. Pitassio, op, cit., p. 65.
         

Sažetak
"Protureformacija u Istri, tridentski sabor i uloga Isusovaca" - U prvome dijelu ovog rada autor ističe s kakvim se poteškoćama susrela Crkva u trenutku kad je Martin Luter sa svojih 95 teza uzdrmao temelje cjelokupnog zapadnog kršćanskog svijeta.

Katolička Crkva zapodjenula je ogorčenu borbu protiv reformacije, oborivši se svom žestinom na progreške novog nauka, na njihove crkvene glavare i teologe. Inkvizicija u Španjolskoj, Nizozemskoj i Francuskoj pa i u Rimu te Indeks zabranjenih knjiga bila su sredstva kojima se poslužila u nastojanju da zaustavi luteranske "zablude". To može biti razlogom zašto su pape teško nalazile osobnu političku misao vodilju iako je protureformacija započela već u prvoj polovici 16. stoljeća. Prvi simptomi organiziranog i efikasnog otpora obilježeni su dvjema posve različitim inicijativama: s jedne strane Španjolac Ignacio Lovola spontano zahtijeva da se 1534. u Parizu osnuje spiritualna vojska Jezuita koji bi papi bili na raspolaganju kao misionari, osobito u Svetoj Zemlji, dok je s druge strane, na inicijativu Pavla III. u Rimu osnovana kardinalska komisija zadužena za borbu protiv širenja protestantizma na katoličkim područjima (Sveta kongregacija rimske Inkvizicije).

Tako su između 1534. i 1542. započeli prvi koraci protu-reformacije. U drugom dijelu autor obraća pozornost na ostvarivanje odluka Tridcntskog sabora, kao veoma složenog programa prema kojem se od biskupa i župnika zahtijeva da imaju prebivalište u vlastitoj dijecezi, odnosno župi, te osnivanje sjemeništa u kojima bi svećenici stjecali dostojnu naobrazbu. Prema istom programu trebali su se održavati dijecezanski i provincijalni sinodi, propisuju se pastoralne i apostolske vizitacije, uredno vođenje matičnih knjiga te kanoničkih knjiga i dr.

Potkraj 16. stoljeća, iako su uvedeni tridentski kanoni, papa Grgur XIII. povjerava veronskom biskupu Agostinu Valieru vizitaciju istarskih biskupija. Analiza zapisnika te apostolske vizitacije omogućuje širi pristup kako religioznoj, tako i društveno-povijesnoj, ekonomskoj, demografskoj i lingvističkoj problematici naše regije.

Ono što je Valier uspješno priveo kraju u mletačkom dijelu Istre, u habsburškom su proveli Isusovci sa sjedištem u Rijeci tek početkom 17. stoljeća.

Povzetek
"Protirefortnacija v Istri; Tridentinski koncil in pomen Jezuitov" - V prvem delu eseja so poudarjene težave rimske katoliške cerkve glede na nov položaj, do katerega je prišlo v Evropi, od trenutka, ko je Martin Luter s svojimi 95 tezami dal v pretres tradicionalno ogrodje zahodnega kršćanstva. Katoliška cerkev je takoj sprožila zagrizen boj proti napakam protestantov na teološkem področju tako s strani cerkvenih oblasti kot s strani spornih teologov: inkvizicija v Španiji in na Nizozemskem, v Franciji in nazadnje v Rimu, kot tuđi indeks Librorum Prohibitorum, so predstavljali primerna sredstva za omejitev širjenja luteranskih napak. To delno pojasnjuje zakaj je papeštvo dolgo s težavo iskalo svojo politično linijo posega, Čeprav se je boj protiprotestantskim napakam na teološkem področju že začel v prvi polovici leta 1500.

Prve začetke organiziranoga in učinkovitoga odpora karakterizirala dve posebno različni dejanji: z ene strani naravna neprisiljena pobuda Španca Ignacija Lojolskega, in sicer ustanoviti leta 1534 v Parizu vojake duha: Jezuite, ki naj bi bili na razpolago papežu za misijonarske potrebe predvsem v Sveti dežeii; z druge strani na podubo papeža Pavla III. ustanoviti v Rimu komisijo kardinalov z nalogo, da koordinirajo boj proti pristašem protestantizma v katoliških krogih: Sveta Kongregacija rimske Inkvizicije. Na ta način sta se med leti 1534 in 1542 sprožila prva dva dejavnika Protireformacije.

V drugem delu pa se posveča pozornost izvajanju odlokov, ki so nastali na Tridentinskem koncilu; precej obsežen program, ki je predvideval obveznost bivanja škofov in duhovnikov v svojih škofijah, odnosno v svojih župnijah in ustanovitev semenišč, da bi nudili duhovnikom boljšo in duševno pripravo; ta program je poleg tega predvideval pokrajinske škofijske sinode, dusnopastirske, apostolske obiske in obiske ad limina ter izpolnjevanje knjig rojstev, krščenih, porok, smrti in tako imenovanih kanonskih knjig ali dnevnikov, itd.

Vsekakor proti koncu XVI. stoletja je papež Gregorij XIII. kljub izvajanju tridentinskih pravil dal škofu iz Verone Avguštinu Valierju nalogo, da obišče tuđi istrske škofije. Zapisniki apostolskega obiska, ki so bili pregledani, predstavljajo primarni vir za poglobitev argumenta naše dežele, ne samo z verskega vidika, ampak tuđi s socialno-zgodovinskega, gospodarskoga, demografskega, jezikovnega in tako naprej.

To kar je Valierju uspelo izpeljati do konca na beneški strani Istre, so na habsburški strani v začetku XVII. stoletja naredili Jezuiti in odnosno Kolegij v misiji na Reki.

         

Tratto da:

  • Antonio Miculian, "La controriforma in Istria: Il concilio di Trento e il ruolo dei gesuiti", Atti, vol. XXIX, Centro di Ricerche Storiche di Rovigno (Trieste-Rovigno, 1999),  p. 200-226.  ©  All rights reserved.

 


 

Beata Vergine della Misericordia

(Carsum, Beata Vergine del Carso; Chiesa della Madonna delle Grazie; Sv.Marija na Krasu)

http://istrianet.org/istria/religion/history/index.htm

 

 

 Compagnia di Gesù mietesse risultati indiscutibili nelle arti e nelle scienze, e nel miglioramento delle condizioni sociali: come il suo modello educativo universale (Paradigma Pedagogico Ignaziano) nonché le nuove società che sorgono dalle Riduzioni del Paraguay o il lavoro con gli indigeni Guaranì.

Tuttavia, questo modo di procedere produsse anche il rifiuto, l'aperta opposizione e l'inimicizia di coloro che, a causa del lavoro della Compagnia per produrre una società più giusta, videro in pericolo il loro potere e i loro interessi personali.

Quindi, durante la storia, la Compagnia si vedrà coinvolta in calunnie, rifiuti, persecuzioni ed espulsioni da diverse parti del mondo. Molti furono i gesuiti che diedero la vita per lavorare con Cristo affinché il mondo vivesse in pienezza.

Infine, alcuni potenti del sec. .XVIII che videro la Compagnia come assai pericolosa per i loro interessi personali, fecero pressione su Papa Clemente XIV affinché la sopprimesse.

La Compagnia, fedele al suo voto di obbedienza al Papa, Vicario di Cristo, accoglie il decreto di soppressione come male minore per la Chiesa universale, ed accetta con dolore rimanere fuori dalla sua storia per circa 50 anni. A causa della soppressione, i suoi beni furono confiscati ed i gesuiti dispersi furono un considerabile numero, molti di essi vennero imprigionati, assassinati o semplicemente lasciati morire.

Tuttavia, il Papa permise che un piccolo gruppo di gesuiti non si dissolvesse e che rimanesse attivo nella Russia Bianca di Caterina la Grande. Questo gruppo sarà il germe della restaurazione della Compagnia agli inizi del Sec. XIX. Così, nel 1814, il Papa Pio VII restaura la Compagnia coi pochi gesuiti anziani che rimasero in Russia, e questa incomincerà di nuovo a crescere, tentando di restare fedele al suo fine ed al suo modo di procedere.

Questo modo di procedere ha fatto sì che, nel sec. XX, la Compagnia continuasse ad irrigare di sangue la storia con un numero notevole di martiri che lavoravano per Cristo e per la vita del mondo; senza contare i molti che colla loro opera silenziosa ed anonima, ed in mezzo a problemi e difficoltà, continuano tuttora a collaborare col Signore nel suo programma di salvezza.

Fedele al suo carisma, la Compagnia si trova oggi a partecipare a diversi apostolati: università, scuole, centri di ricerca e di educazione popolare, parrocchie, centri di spiritualità, comunità di vita cristiana (CVX), lavoro nelle prigioni ed ospedali, missioni tra gli indigeni, lavoro con gli abbandonati ed emarginati della società, eccetera..

Per meglio rispondere ai suoi diversi compiti lavoraivi, i gesuiti si impegnano in una lunga e varia formazione; e questo fa che ci siano gesuiti sacerdoti, professori, tecnici, avvocati, ingegneri, psicologi, sociologi, scienziati, scrittori, artisti,... e perfino danzatori, prestigiatori e clown!

Chi vuole leggere qualche informazione che riguarda la Compagnia di Gesù lo fa spesso con una certa prevenzione: o è favorevole ai gesuiti, per averne conosciuto qualcuno o per averne sentito parlare con ammirazione, o è ad essi contrario per quello che ha sentito dire su di loro o per quello che ha imparato dalla storia studiata a scuola. È poi diffusa l'idea che i gesuiti siano persone, certo colte e intelligenti, ma anche scaltre, doppie e ipocrite. Ad ogni modo abbiamo anche una nutrita schiera di santi e beati...

Chi si appresta a leggere questa breve informazione sulla storia dei gesuiti possibilmente dovrebbe mettere da parte tali "prevenzioni" e leggere il testo con spirito "aperto" e sereno, perché si cercherà di dire con obiettività le cose - belle e meno belle - riguardanti i gesuiti di ieri e di oggi.


postato da nocentangelo alle ore 14:11 | link | commenti
categorie: controriforma in istria

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