LA CONTRORIFORMA IN ISTRIA:
il concilio di Trento e il ruolo dei gesuiti
Sommario
di ANTONIO MICULIAN
Centro di ricerche storiche, Rovigno
CDU: 270.6+271.5(497.5Istria)"15/16'
Saggio scientifico originale
Dicembre 1999
3].
Orsola contessa Thonahausen, Fondatrice del Collegio dei Gesuiti in Fiume.
La Chiesa cattolica romana, si era resa conto che dal momento in cui l'opera iniziata da Martin Luterò in Germania e, conseguentemente dilagata in tutti gli stati dell'Europa centro-meridionale aveva messo in discussione l'impalcatura tradizionale del Cristianesimo, ed aveva iniziato una lotta accanita contro gli errori dei riformati nel campo dottrinale, sia da parte dell'autorità ecclesiastica, sia da parte dei teologi controversisti: l'Inquisizione nella Spagna e nei Paesi Bassi, in Francia e infine a Roma, come pure l'Index librorum prohibitorum, avevano cercato di arginare la diffusione degli errori luterani [1].
La necessità di una riforma era stata riconosciuta già da papa Adriano VI, che scrisse intorno ai molti vizi abominevoli praticati nella curia stessa e intorno ai mali inveterati e complessi, impossibili da nascondere, che infettavano l'intero corpo della chiesa; e lo stesso tema fu ripreso in modo più ampio e completo in un notevole documento "Consilium quorundam cardinalium de emendanda ecclesia", presentato nel 1583 a papa Paolo III [2].
In ogni caso, il papa a qualsiasi proposta di riforma da parte dei concili nazionali o di un concilio ecumenico della chiesa che potesse liberamente venire a patti con gli eretici, si opponeva inalterabilmente, in quanto, dopo l'esperienza del secolo XV, considerava i concili come malanni pericolosi, tollerabili soltanto se disposti a ricevere ordini specifici da Roma.
Inizialmente molti speravano che i gruppi della riforma cattolica e dell'evangelismo potessero mediare lo scontro sulla base delle loro istanze di riforma della chiesa e di fedeltà al vangelo. Abbastanza presto appare chiaro però che la riforma cattolica era troppo debole a causa dell'emarginazione subita dalla chiesa ufficiale e dal fatto che essa non portava avanti un progetto totale e sistematico di rinnovamento del cristianesimo, capace di ottenere larghi consensi popolari. I rappresentanti della riforma cattolica si erano rivelati aristocraticamente troppo flessibili non impostando nessuna linea di riforma liturgica, l'unica capace di coinvolgere il popolo e, nello stesso tempo, non avevano saputo cogliere l'opportunità di strappare al papato la convocazione di un concilio prima che la separazione divenisse irrimediabile. In questa prospettiva va situato l'inizio, intorno agli anni Quaranta del secolo XVI, della risposta della chiesa cattolica alla riforma protestante, considerata avversario irriducibile e minaccia mortale: la "Controriforma". Tuttavia, dobbiamo rilevare che anche i protestanti furono condizionati dall'opposizione ai cattolici, al punto che molti aspetti della controriforma - intolleranza, dogmatismo - sono presenti anche nelle chiese riformate. I cattolici tradizionali operavano per difendere un assetto secolare minacciato nella sua condizione di egemonia e di possesso; i riformati, d'altra parte, erano animati da un'intensa dinamica spirituale, da una ricerca di soluzioni nuove e coerenti con la loro riscoperta del Vangelo, da una creatività favorita dal fatto di aver rifiutato la cristianità medievale e di essere coinvolti in nuovi assetti sociali resi possibili dalla stessa rottura religiosa [
Nella prima metà del XVI secolo, la chiesa cattolica romana si rese conto che stava perdendo il controllo territoriale, culturale e spirituale di tutta l'Europa centro-meridionale e che, di conseguenza, veniva investita da una profonda crisi di identità. In pochi decenni la carta religiosa d'Europa era sostanzialmente mutata: centinaia di monasteri e conventi si erano svuotati, moltissime diocesi non esistevano più, mentre i loro possessi erano passati nelle mani dei signori temporali. Tuttavia, nel momento in cui l'autorità del papa veniva respinta pubblicamente non in nome dell'anticlericalismo, ma in nome della Bibbia; la messa e i sacramenti scomparsi o completamente trasformati, mentre a loro volta i protestanti avevano principi, loro università e città sotto proprio controllo, la chiesa cattolica organizzava una resistenza utile ed efficace. I primi sintomi sono caratterizzati dalla costituzione di due atti particolarmente diversi: da un lato l'iniziativa spontanea dello spagnolo Ignazio di Loyola di formare nel 1534 a Parigi una milizia spirituale: i "Gesuiti" [4], a disposizione del papa per le necessità missionarie, soprattutto della Terrasanta; dall'altro la creazione a Roma, per iniziativa di Paolo III, di una commissione di cardinali con il compito di coordinare la lotta contro i fautori del protestantesimo negli ambienti cattolici: "La Sacra Congregazione dell'inquisizione romana" [5]. Così tra il 1534 e il 1542 si misero in moto i due primi fattori della controriforma.
Tuttavia, dopo molte dilazioni e ostacoli, fu convocato a Trento un concilio che, sebbene non raccogliesse che sparsi rappresentanti e fosse interrotto e rimandato in più riprese - una volta l'interruzione durò dieci anni - segnò un'epoca specifica nella storia della Chiesa cattolica romana. Secondo lord Acton, grande storico cattolico, il concilio aveva rappresentato l'inizio di una nuova era nella storia della chiesa cattolica romana in quanto "impresse sulla chiesa il segno di un'epoca intollerante e perpetuò coi suoi decreti lo spirito di un'austera immoralità" [6].
Nel corso delle sedute del Concilio, erano state molteplici le discussioni tra i cattolici presenti; tuttavia, alla fine il concilio "stese quell'imponente dottrinale e quei canoni che sono il tesoro di verità da studiarsi per tali argomenti nel testo delle sessioni VI e nelle altre seguenti, dove è il modo, e la necessità di svolgere la Grazia coll'ajuto dei sacramenti. Così escludevasi ogni seme di protestantismo, e si rendeva impossibile la conciliazione" [7].
Fu il pontificato romano a prendere l'iniziativa dell'attuazione del tridentino; da Pio IV a Clemente VII si susseguirono papi coerentemente impegnati in questa direzione; tra questi, si distinsero il domenicano Pio V, inquisitore prima di essere eletto papa, e il francescano Sisto V. In questo quarantennio nacque così la Chiesa cattolica moderna, dominata dal confronto dialettico e dallo scontro diretto con il protestantesimo [8].
II Tridentino, tra l'altro, aveva richiesto ai vescovi l'obbligo della residenza e l'Istituzione di seminari diocesani; inoltre aveva previsto i sinodi diocesani, quelli provinciali, le visite pastorali, apostoliche e le regolari relazioni personali dei vescovi a Roma al Santo Padre, le cosiddette "Visitatio et Relatio ad Limina Apostolorum" [9]. A conclusione dei lavori del concilio di Trento, le parrocchie erano pure obbligate a compilare e conservare i registri dei nati, dei battesimi, dei matrimoni, dei morti e alla tenuta dei cosiddetti "libri canonici" o diari, in cui i parroci evidenziarono quelle che erano le vicende e gli eventi della vita quotidiana della loro parrocchia [10].
Per attuare un controllo dettagliato, affinchè fossero mantenute inviolabili le disposizioni di Pio V, in riguardo all'osservanza dei decreti del Concilio, una speciale commissione di vigilanza, composta da Carlo Borromeo, Gabriele Paleotto, Giovanni Aldobrandini e Paolo Burali, era sempre pronta ad intervenire non tollerando lo scostarsi dai decreti di riforma di Trento [11].
Particolarmente Gregorio XIII aveva insistito sull'amministrazione pastorale per mezzo di vicari capaci, di buoni confessori e predicatori. Gregorio XIII aveva attribuito il più grande valore alla visita sacra, in quanto, una delle cause principali del decadimento della Chiesa nel periodo della rinascenza, stava nell'essere andata in disuso la visita regolare delle diocesi da parte dei loro vescovi. Il concilio di Trento aveva perciò, con massima severità, raccomandato ai vescovi di visitare ogni anno la loro diocesi personalmente, o se impediti, per mezzo di un loro rappresentante. Tuttavia, tali visite, erano state istituite già all'epoca di Clemente VII; dopo il concilio di Trento non erano ancora diventate generali. Per questo motivo, all'inizio del 1573, sette vescovi furono nominati visitatori apostolici nelle diocesi dello Stato pontificio. In seguito le visite apostoliche furono estese in tutto il territorio della penisola italiana [12].
Le deliberazioni emanate a Trento, in seguito mai rivedute e ancora oggi costituiscono la base dogmatica della chiesa cattolica, furono attuate con grande scrupolosità anche dai vescovi nella nostra regione. Infatti, il Concilio, al quale aveva partecipato anche il vescovo di Parenzo Pietro Gritti, aveva saggiamente ordinato che ogni diocesi avesse ii proprio seminario e ne aveva tracciato le regole della organizzazione, come pure il modo di sopperire al dispendio.
L'apertura dei seminari in Istria rappresentava compito assai complesso che impegnò a fondo i vescovi locali. Il vescovo parentino Cesare de Noris, è stato uno dei primi a mettersi all'opera. Nel 1579 ottenne da Gregorio XIII che l'abbazia degli Eremitani di S. Elisabetta sotto Montona fosse soppressa e le sue rendite venissero devolute al seminario, dove vennero accettati ed istruiti dodici alunni. Tuttavia, il seminario venne chiuso nel 1597 e solamente tre anni dopo veniva nuovamente aperto dal vescovo Lipomanno. Le calamità naturali, peste e malaria che allora aveva colpito l'Istria, ed in modo particolare Parenzo, indussero il vescovo a trasferirlo altrove. Nel 1650 il vescovo Del Giudice lo eresse a Sanvicenti, per trasferirlo otto anni dopo, nuovamente a Parenzo. Quando poi Alessandro VII soppresse per modum poenae l'ospizio e il convento francescano dei Minori Osservanti dell'Annunziata ad Orsera, venne trasferito nei pressi del castello di "Ursaria", dimora dei vescovi parentini. Bisognerà aspettare fino al 1730, quando le condizioni sanitarie ed economiche migliorarono per ritrovare il seminario aperto nuovamente a Parenzo, e vi rimase operante fino ali'8 dicembre 1818 quando veniva stabilito che il seminario centrale di Gorizia dovesse servire anche per i parentini, sebbene Parenzo non fosse ancora unita a Gorizia [13].
Verso la fine del '500, mentre l'istituzione dei seminari cominciava a fornire i primi risultati, ancora assai limitati, il clero secolare non appariva in grado di assumere su di sé i compiti relativi alla promozione della vita religiosa delle popolazioni. Gli ordini religiosi esercitavano un'influenza predominante nel campo della predicazione; ma anche nell'amministrazione dei sacramenti, i regolari continuavano a riscuotere un enorme successo presso il laicato, che li preferiva ai curati nella veste di confessori.
Un capitolo a parte nella storia ecclesiastica istriana è rappresentato dal sinodo provinciale aquileiese, aperto nell'ottobre del 1596. Come base furono presi i canoni del concilio tridentino inerenti la morale, la disciplina e i dogmi. Si stabilì di abbandonare il rito aquileiese, detto patriarchino e di adottare quello romano, rescrivendo l'uso del breviario, del messale e del rituale di Pio V.
Tra tutti i vescovi presenti soltanto Cesare de Noris, parentino, aveva optato per la continuazione del rito patriarchino affinchè "gli scismatici, mischiati in buon numero fra i cattolici Slavi immigrati, per mezzo del glagolitico tornassero o meglio, senza quasi avvedersene, divenissero cattolici", e per motivi economici di sostentamento [14].
Per quanto riguarda l'Istria, i verbali delle visite apostoliche e pastorali, e delle altre fonti sopra menzionate, rappresentano materiale prezioso onde comprendere non solamente il periodo storico della controriforma ma, nello stesso tempo, ci forniscono dati esaurienti sull'andamento demografico, sull'identità degli abitanti, sulla loro organizzazione territoriale, sul linguaggio usato dalle persone direttamente interrogate dal visitatore e dai suoi sostituti. In molti casi vengono riportate anche espressioni dialettali, importantissime per gli studiosi del settore. Tenendo conto che lo Stato non effettuava ancora censimenti della popolazione e non aveva registri d'alcun genere, è solamente la Chiesa dopo il concilio di Trento, attraverso questo tipo di controllo ad essere in grado di fornire dati esaurienti sul numero delle persone - nati, battezzati, matrimoni, decessi - sull'identità degli abitanti nelle singole regioni, sulla loro organizzazione territoriale così come sul patrimonio artistico e culturale.
Partendo da tale presupposto, oggi gli storici di cose patrie, di fronte a questa nuova documentazione inedita, sono in grado di presentare la storia dell'Istria nel XVI e XVII secolo in maniera del tutto diverso da quella tradizionale del secolo scorso e, nello stesso tempo, ribaltare le tesi della ormai vecchia storia politica, diplomatica e militare, secondo la quale i secoli sopra menzionati sarebbero stati "un periodo privo di qualsiasi interesse storico sia dal punto di vista politico che istituzionale" [15].
In realtà, l'età moderna in Istria, dal punto di vista storiografico, per molto tempo è stata trascurata ed ignorata dagli storici, in quanto ritenevano il periodo preso in considerazione privo di qualsiasi interesse e significato, che si sarebbe potuto liberamente ignorare, giungendo direttamente all'età contemporanea, che da tale punto di vista è ritenuta molto più ricca di avvenimenti storici, politici, economici e culturali.
Particolarmente rilevanti furono le donazioni al collegio effettuate dalla contessa Orsola, vedova di Thonhausen, nata baronessa di Holneg. Suo marito, Baldassare conte di Thonhausen, il quale possedeva nella Stiria rilevanti domini avendo acquistato nel 1613 la signoria di Castua, nel 1625 la donava al collegio di Gesuiti allora fondato in Judenburg. Dopo la sua morte, l'amministrazione di questa signoria "in paese lontano essendo presto divenuta onerosa a quel collegio esso ne fu sollevato dalla contessa vedova, che ricomprò il dominio per f. 40000 germanici, e con atto del 29 settembre 1630 la donò al collegio di Fiume pel suo mantenimento, aggiungendovi f. 10000 in contanti per la fabbrica del convento." Questa donazione, approvata il 10 marzo 1633 con diploma dell'imperatore Ferdinando II, sanzionava la fondazione della Società dei Gesuiti: "Abbiamo trovato d'introdurre nella nostra città di Fiume la società dei Gesuiti onde provvedere al vantaggio della Liburnia, dell'Istria e della Dalmazia, e di fatto, sopra desiderio e domanda della città e con grande applauso dei popoli, li abbiamo colla nostra autorità introdotti nell'anno 1627, e prestato loro opportuni aiuti per incominciare il collegio" [51].
I Gesuiti del collegio fiumano furono operosi sul pulpito e nella scuola, utili consiglieri negli uffici pubblici e privati e sostenitori energici dei propri diritti. Il rettore "eletto per tre anni e rieleggibile sovrastava il collegio e lo rappresentava al di fuori; egli era considerato dalle autorità come vero signore terrestre e giusdicente di Castua; mediato superiore scolastico e del convitto era un reggente, il quale aveva anche da amministrare i fondi detti del seminario [52].
Tuttavia, l'esperienza dell'ordine già in atto a Gorizia, Graz, Klagenfurt, Lubiana e a Trieste, indicava nell'insediarsi anche nella nostra regione della Compagnia di Gesù, ed in particolare nella loro attività scolastico-educativa del Collegium, la principale strumentazione per l'avvio di una organica opera di riforma cattolica. Già nel 1633 era stato aperto a Fiume il ginnasio di sei scuole latine con tre professori, e nel 1725, avendo la municipalità aumentato il sussidio di altri 100 fiorini annui, vi fu aggiunta la filosofia e poco dopo la cattedra della pastorale; in tal modo la gioventù di Fiume e della zona circostante, che si applicava allo studio della teologia, della legge e della medicina, poteva terminare in soli tre anni il corso degli studi in qualche università [53].
Inoltre, ad istruire la gioventù "nei buoni costumi, nelle scienze e nelle arti liberali", aveva contribuito pure il Convitto aperto grazie alla sopra menzionata contessa di Thonhausen Orsola con atto, datato a Graz il 4 aprile 1646, e ne aveva affidato la cura ai PP. Gesuiti [54].
Tuttavia, dopo duecento anni di esistenza, l'ordine dei Gesuiti aveva deviato dalle norme della sua istituzione, e la sua attività aveva destato "l'invidia dei popoli commercianti". Essendo riuscite vane tutte le pratiche per un radicale cambiamento di sistema, gli stati europei di fede cattolica più importanti, quali la Francia, la Spagna, il Portogallo e il Regno di Napoli avevano espulso i Gesuiti dai loro stati tra il 1759 e il 1767. In Austria ed in Germania la smobilitazione fu più lenta ma in ogni caso inarrestabile. Il 21 luglio 1773, il pontefice Clemente XIV, per dare pace alla Chiesa, soppresse la Compagnia di Gesù con il breve Dominus ac Redemptor, mentre era Preposito Generale il padre Lorenzo Ricci, eletto nel 1758. La bolla di abolizione dell'Ordine terminava con le seguenti parole: " maturo consilio, ex certa scientia et plenitudine potestatis aspostolicae saepedictam societatem extinguimus et suprimimus, tollimus et abrogamus omnia et singula ejus officia, ministeria et administrationes, domus, scholas, collegia, hospitia,... et loca quaecumque quavis in provincia, regno et ditione existentia, modo quolibit ad eam pertinentia [55].
Codesta bolla, la cui esibizione per gli stati fu ammessa il 13 settembre dello stesso anno dall'imperatrice e regina Maria Teresa, salvi i diritti regi e dello stato politico, arrivò a Fiume il 22 settembre, e quindi ne conseguì la chiusura del Collegio. Siccome la fondazione del collegio dei Gesuiti e del seminario o convitto a Fiume aveva avuto lo scopo di istruire la gioventù, e siccome nel corso dell'attività dei Gesuiti i beni destinati per il collegio e per il convitto erano amministrati separatamente così, dopo l'abolizione dell'ordine, Sua Maestà aveva disposto che tali beni fossero adoperati per il mantenimento a Fiume del ginnasio e della chiesa di S. Vito. Tuttavia, i capitali provenienti dalla facoltà del collegio vennero a formare il fondo degli studi e il rispettivo fondo convittuale [56].
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I Gesuiti a Fiume, come del resto a Trieste, Gorizia, Lubiana e Graz, si servirono della predicazione, della catechesi e dell'istruzione in modo straordinario abile e intelligente per la conversione ed in genere per il consolidamento della fede cattolica nella popolazione. Dato l'elevato numero dei rettori, dei padri Gesuiti inserito nel libro della pia Congregazione del Crocifisso di S. Vito, dei magistri, come pure la gran quantità di mansioni svolte a Fiume e nella regione, il numero dei religiosi componenti il collegio doveva essere assai grande. In seno al nucleo urbano essi rappresentavano una comunità decisionale chiusa in se stessa, con un'organizzazione esemplare. Non mancavano tuttavia le questioni dei Gesuiti con la municipalità di Fiume circa la vendita minuta del vino della decima, che il collegio intraprendeva iniziando dal primo del mese di aprile di ogni anno. Tale privilegio era stato concesso dal sovrano diploma del 31 luglio 1633 che concedeva ai Gesuiti la facoltà di fissare il prezzo del vino senza pagare il dazio. Inoltre, la municipalità aveva contestato all'Ordine il terreno dove avevano costruito il collegio nei pressi "della vicina acqua Lesnjak" [57]. Un'altra lite tra i Gesuiti e la municipalità, che il collegio superò con accomodamento, fu quella degli stati provinciali della Carniola inerente il pagamento di "steore" per la signoria di Castua, da cui il collegio "si esimeva sostenendo che Castua non è ingremiata alla Carniola". La lite, tuttavia, venne risolta nel 1664; gli stati provinciali "rinunziavano al debito per gli anni decorsi, il collegio si vincolava di pagare in futuro a titolo di steora castuana annui f. 500 in buona moneta germanica e di riconoscere per sua autorità secolare il capitanato ducale nelle relazioni del dominio di Castua [58].
Il Collegio fiumano dei Gesuiti rappresenta un esempio eccellente di lavoro, fecondo e pieno di abnegazione, di ricercatori, magistri e professori che non appartenevano soltanto alla nostra regione. I risultati conseguiti nei più svariati campi della loro attività, parte integrante del programma della Compagnia di Gesù, vanno, tuttavia, messi in correlazione anche con la storia culturale della stessa regione istriana che, nel periodo preso in considerazione, gravitava tra i due grandi centri di produzione letterario-artistica quali erano Vienna e Venezia.
Il lavoro che il visitatore apostolico veronese Agostino Valier era riuscito a portare a termine con successo, verso la fine del XVI secolo nella parte veneta dell'Istria, ridestando un nuovo atteggiamento nel clero e nel popolo verso i problemi della morale cattolica, venne continuato e completato dai padri Gesuiti, accolti con tutti gli onori dalle popolazioni che andarono a visitare. A Fiume, ad esempio, i loro discorsi erano stati sempre ascoltati da una numerosissima folla "(...) ut templum alioqum amplissimum non sufficeret [59], che appunto testimonia l'importanza della loro attività pedagogico-culturale, delle loro istituzioni e della loro missione.
Note:
Can. III.- Si quis dixerit, sine praeveniente Spiritus Sancti inspiratione, atque ejus adutorio, hominem credere, sperare, diligere ani poenitere posse, sicut oportet, ut ei justificationis grada conferatur; anathema sit.
IV.- Si quis dixerit, liberum hominis arbitrium a Deo motum, et excitatum nihil cooperari assentendo Deo excitanti atque vocanti, quo ad optinendam justificationis gratiam se disponat ac praeparet; neque posse dissentire, si velit; sed veluti inanime quoddam nihil omnino agere, mereque passive se habere: anathema sit.
XVII.- Si quis justificationis gratiam nonnisi praedestinatis ad vitam conlingcre dixerit; reliquos vero omnes, qui vocantur, vocari quidem, sed gratiam non accipere, utpote divina potestate praedesitnatos ad malum: anathema sit.
XIX.- Si quis dixerit, nihil praeceptum esse in Evangelio praeter fidem; cetera esse indifferentia, neque praecepta, neque prohibita, sed libera; aut decem praecepta nihil pertinere ad Christianos; anathema sit.". Per quanto riguarda la riapertura del concilio di Trento, sessioni 17-22 (1562-63), cfr, L. von Pastor, Storia dei papi, cit., vol. VII ( 1923), p. 192-236 e la conclusione del concilio tridentino e la sua importanza, p. 236-272.
AA.W., cit. p. 158. Ordine religioso di chierici regolari fondato nel 1534 da S. Ignazio di Loyola con 6 compagni, approvato da Paolo III nel 1606 con la bolla Regimini militantis Ecclesiae (27-IX-1540) e annoverato da S. Pio V tra gli Ordini Mendicanti.




Sažetak
"Protureformacija u Istri, tridentski sabor i uloga Isusovaca" - U prvome dijelu ovog rada autor ističe s kakvim se poteškoćama susrela Crkva u trenutku kad je Martin Luter sa svojih 95 teza uzdrmao temelje cjelokupnog zapadnog kršćanskog svijeta.
Katolička Crkva zapodjenula je ogorčenu borbu protiv reformacije, oborivši se svom žestinom na progreške novog nauka, na njihove crkvene glavare i teologe. Inkvizicija u Španjolskoj, Nizozemskoj i Francuskoj pa i u Rimu te Indeks zabranjenih knjiga bila su sredstva kojima se poslužila u nastojanju da zaustavi luteranske "zablude". To može biti razlogom zašto su pape teško nalazile osobnu političku misao vodilju iako je protureformacija započela već u prvoj polovici 16. stoljeća. Prvi simptomi organiziranog i efikasnog otpora obilježeni su dvjema posve različitim inicijativama: s jedne strane Španjolac Ignacio Lovola spontano zahtijeva da se 1534. u Parizu osnuje spiritualna vojska Jezuita koji bi papi bili na raspolaganju kao misionari, osobito u Svetoj Zemlji, dok je s druge strane, na inicijativu Pavla III. u Rimu osnovana kardinalska komisija zadužena za borbu protiv širenja protestantizma na katoličkim područjima (Sveta kongregacija rimske Inkvizicije).
Tako su između 1534. i 1542. započeli prvi koraci protu-reformacije. U drugom dijelu autor obraća pozornost na ostvarivanje odluka Tridcntskog sabora, kao veoma složenog programa prema kojem se od biskupa i župnika zahtijeva da imaju prebivalište u vlastitoj dijecezi, odnosno župi, te osnivanje sjemeništa u kojima bi svećenici stjecali dostojnu naobrazbu. Prema istom programu trebali su se održavati dijecezanski i provincijalni sinodi, propisuju se pastoralne i apostolske vizitacije, uredno vođenje matičnih knjiga te kanoničkih knjiga i dr.
Potkraj 16. stoljeća, iako su uvedeni tridentski kanoni, papa Grgur XIII. povjerava veronskom biskupu Agostinu Valieru vizitaciju istarskih biskupija. Analiza zapisnika te apostolske vizitacije omogućuje širi pristup kako religioznoj, tako i društveno-povijesnoj, ekonomskoj, demografskoj i lingvističkoj problematici naše regije.
Ono što je Valier uspješno priveo kraju u mletačkom dijelu Istre, u habsburškom su proveli Isusovci sa sjedištem u Rijeci tek početkom 17. stoljeća.
Povzetek
"Protirefortnacija v Istri; Tridentinski koncil in pomen Jezuitov" - V prvem delu eseja so poudarjene težave rimske katoliške cerkve glede na nov položaj, do katerega je prišlo v Evropi, od trenutka, ko je Martin Luter s svojimi 95 tezami dal v pretres tradicionalno ogrodje zahodnega kršćanstva. Katoliška cerkev je takoj sprožila zagrizen boj proti napakam protestantov na teološkem področju tako s strani cerkvenih oblasti kot s strani spornih teologov: inkvizicija v Španiji in na Nizozemskem, v Franciji in nazadnje v Rimu, kot tuđi indeks Librorum Prohibitorum, so predstavljali primerna sredstva za omejitev širjenja luteranskih napak. To delno pojasnjuje zakaj je papeštvo dolgo s težavo iskalo svojo politično linijo posega, Čeprav se je boj protiprotestantskim napakam na teološkem področju že začel v prvi polovici leta 1500.
Prve začetke organiziranoga in učinkovitoga odpora karakterizirala dve posebno različni dejanji: z ene strani naravna neprisiljena pobuda Španca Ignacija Lojolskega, in sicer ustanoviti leta 1534 v Parizu vojake duha: Jezuite, ki naj bi bili na razpolago papežu za misijonarske potrebe predvsem v Sveti dežeii; z druge strani na podubo papeža Pavla III. ustanoviti v Rimu komisijo kardinalov z nalogo, da koordinirajo boj proti pristašem protestantizma v katoliških krogih: Sveta Kongregacija rimske Inkvizicije. Na ta način sta se med leti 1534 in 1542 sprožila prva dva dejavnika Protireformacije.
V drugem delu pa se posveča pozornost izvajanju odlokov, ki so nastali na Tridentinskem koncilu; precej obsežen program, ki je predvideval obveznost bivanja škofov in duhovnikov v svojih škofijah, odnosno v svojih župnijah in ustanovitev semenišč, da bi nudili duhovnikom boljšo in duševno pripravo; ta program je poleg tega predvideval pokrajinske škofijske sinode, dusnopastirske, apostolske obiske in obiske ad limina ter izpolnjevanje knjig rojstev, krščenih, porok, smrti in tako imenovanih kanonskih knjig ali dnevnikov, itd.
Vsekakor proti koncu XVI. stoletja je papež Gregorij XIII. kljub izvajanju tridentinskih pravil dal škofu iz Verone Avguštinu Valierju nalogo, da obišče tuđi istrske škofije. Zapisniki apostolskega obiska, ki so bili pregledani, predstavljajo primarni vir za poglobitev argumenta naše dežele, ne samo z verskega vidika, ampak tuđi s socialno-zgodovinskega, gospodarskoga, demografskega, jezikovnega in tako naprej.
To kar je Valierju uspelo izpeljati do konca na beneški strani Istre, so na habsburški strani v začetku XVII. stoletja naredili Jezuiti in odnosno Kolegij v misiji na Reki.
Tratto da:

Beata Vergine della Misericordia
(Carsum, Beata Vergine del Carso; Chiesa della Madonna delle Grazie; Sv.Marija na Krasu)
http://istrianet.org/istria/religion/history/index.htm
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Compagnia di Gesù mietesse risultati indiscutibili nelle arti e nelle scienze, e nel miglioramento delle condizioni sociali: come il suo modello educativo universale (Paradigma Pedagogico Ignaziano) nonché le nuove società che sorgono dalle Riduzioni del Paraguay o il lavoro con gli indigeni Guaranì.
Tuttavia, questo modo di procedere produsse anche il rifiuto, l'aperta opposizione e l'inimicizia di coloro che, a causa del lavoro della Compagnia per produrre una società più giusta, videro in pericolo il loro potere e i loro interessi personali.
Quindi, durante la storia, la Compagnia si vedrà coinvolta in calunnie, rifiuti, persecuzioni ed espulsioni da diverse parti del mondo. Molti furono i gesuiti che diedero la vita per lavorare con Cristo affinché il mondo vivesse in pienezza.
Infine, alcuni potenti del sec. .XVIII che videro la Compagnia come assai pericolosa per i loro interessi personali, fecero pressione su Papa Clemente XIV affinché la sopprimesse.
La Compagnia, fedele al suo voto di obbedienza al Papa, Vicario di Cristo, accoglie il decreto di soppressione come male minore per la Chiesa universale, ed accetta con dolore rimanere fuori dalla sua storia per circa 50 anni. A causa della soppressione, i suoi beni furono confiscati ed i gesuiti dispersi furono un considerabile numero, molti di essi vennero imprigionati, assassinati o semplicemente lasciati morire.

Tuttavia, il Papa permise che un piccolo gruppo di gesuiti non si dissolvesse e che rimanesse attivo nella Russia Bianca di Caterina la Grande. Questo gruppo sarà il germe della restaurazione della Compagnia agli inizi del Sec. XIX. Così, nel 1814, il Papa Pio VII restaura la Compagnia coi pochi gesuiti anziani che rimasero in Russia, e questa incomincerà di nuovo a crescere, tentando di restare fedele al suo fine ed al suo modo di procedere.
Questo modo di procedere ha fatto sì che, nel sec. XX, la Compagnia continuasse ad irrigare di sangue la storia con un numero notevole di martiri che lavoravano per Cristo e per la vita del mondo; senza contare i molti che colla loro opera silenziosa ed anonima, ed in mezzo a problemi e difficoltà, continuano tuttora a collaborare col Signore nel suo programma di salvezza.
Fedele al suo carisma, la Compagnia si trova oggi a partecipare a diversi apostolati: università, scuole, centri di ricerca e di educazione popolare, parrocchie, centri di spiritualità, comunità di vita cristiana (CVX), lavoro nelle prigioni ed ospedali, missioni tra gli indigeni, lavoro con gli abbandonati ed emarginati della società, eccetera..
Per meglio rispondere ai suoi diversi compiti lavoraivi, i gesuiti si impegnano in una lunga e varia formazione; e questo fa che ci siano gesuiti sacerdoti, professori, tecnici, avvocati, ingegneri, psicologi, sociologi, scienziati, scrittori, artisti,... e perfino danzatori, prestigiatori e clown!
Chi vuole leggere qualche informazione che riguarda la Compagnia di Gesù lo fa spesso con una certa prevenzione: o è favorevole ai gesuiti, per averne conosciuto qualcuno o per averne sentito parlare con ammirazione, o è ad essi contrario per quello che ha sentito dire su di loro o per quello che ha imparato dalla storia studiata a scuola. È poi diffusa l'idea che i gesuiti siano persone, certo colte e intelligenti, ma anche scaltre, doppie e ipocrite. Ad ogni modo abbiamo anche una nutrita schiera di santi e beati...
Chi si appresta a leggere questa breve informazione sulla storia dei gesuiti possibilmente dovrebbe mettere da parte tali "prevenzioni" e leggere il testo con spirito "aperto" e sereno, perché si cercherà di dire con obiettività le cose - belle e meno belle - riguardanti i gesuiti di ieri e di oggi.